Giovedì 27 novembre il vescovo Stefano, insieme con Veronica Ferranti – dell’equipe sinodale della diocesi di Frascati -, hanno presentato il presente e il futuro del cammino comune delle due diocesi sorelle di Velletri-Segni e di Frascati.
Un cammino, dice il vescovo, che deve ispirarsi al processo sinodale finora vissuto, dove il mettere insieme due comunità diocesane non è sommare quello che si trova, ma ascolto, conoscenza e discernimento. Ascolto, principalmente, da approfondire con la conversazione nello Spirito. Questo permette, dice Stefano Padoan – referente dell’equipe sinodale della diocesi di Frascati -, ad allenarsi a conoscersi e a individuare quelle convergenze che permettono alle due diocesi di diventare “un unico corpo” – felice espressione di Adelaide Tosto, intervistata durante l’ultima assemblea interdiocesana di Velletri-Segni e di Frascati -.
Veronica, portando la voce dei giovani nella comunità, ha sottolineato come la dimensione fondamentale è quello di fare dei piccoli passi a partire dalle relazioni che si possono stringere con le persone che si hanno accanto, relazioni che permettono di tracciare la strada giusta, anche sbagliare insieme, ma con lo spirito di rialzarsi sempre insieme.
Sollecitato dal conduttore, il vescovo ha approfondito l’esperienza dell’assemblea interdiocesana, focalizzata sulle convergenze individuate nel processo sinodale: corresponsabilità; formazione umana integrale; protagonismo dei giovani; e rinnovamento delle strutture, specialmente gli organismi di partecipazione e le zone pastorali.
Verso il termine della trasmissione il focus del dialogo torna sulla dimensione dell’ascolto, come primo passo per la testimonianza, perché chi si sente accolto è anche più capace di accogliere le motivazioni più profonde di chi si mette in ascolto e a servizio.
L’intervista si chiude con questa dichiarazione del vescovo, su cosa spera nel prossimo futuro per il cammino comune delle due diocesi di Velletri-Segni e di Frascati: “spero che sempre più diventiamo capaci di far sì che nell’incontro impariamo a volerci bene e anche a capire quel è la strada che il Signore ci indica affinché possiamo essere veramente comunità. Una delle cose che è emersa sempre nel cammino di questi anni è il fatto che la chiesa è chiamata ad essere una famiglia, anche gli stessi giovani cercano soprattutto questo: sentirsi a casa. Io spero che in questi anni soprattutto riusciamo ad imparare sempre più a fare questa cosa: ad essere una chiesa accogliente che è capace di generare famiglia”.



