La processione in onore della Madonna delle Grazie, principale protettrice della città di Velletri, trova le sue origini nel lontano 1613, quando venne istituita la festa nella prima domenica di maggio.
Essa, alle sue origini, non era come oggi la viviamo e la vediamo. I documenti di archivio ci testimoniano che si trattava di una processione relativamente breve rispetto a quella attuale: il trasporto della venerata icona della Vergine avveniva su una macchina portata da quattro persone e il tragitto prevedeva di uscire dalla Cattedrale, percorrere quella che oggi chiamiamo via Borgia e Badia della Trinità (odierna via della Trinità) e rientrare in Cattedrale da quello che è oggi il Corso della Repubblica.
Dopo il violento terremoto che il 26 agosto 1806 colpì Velletri, per il 28 agosto dello stesso anno venne istituita, dal Cardinale Duca di York, la Festa del Patrocinio, in seguito alla proclamazione della Madonna a principale protettrice della città. In occasione della Festa dell’agosto 1807 venne stabilito di fare una processione straordinaria che, per la prima volta, arrivò all’edicola della Madonna del Buon Consiglio, poco prima di Porta Romana. Venne usata l’attuale macchina processionale, realizzata per l’occasione con le elemosine di ben 17.000 scudi raccolte dal conte Nicola Cesaretti. Tutto questo si svolse mentre la sede vescovile era vacante, essendo morto a luglio di quell’anno il Cardinale Duca di York.
Fu il canonico Appio Colonnesi, vicario capitolare, con un editto a dettare il primo regolamento giunto fino a noi, che stabiliva le modalità con cui le confraternite si dovevano alternare al trasporto della Sacra Immagine e stabiliva anche un certo ordine della processione stessa, il cui percorso subì una ulteriore mutazione quando si prese ad uscire da Porta Romana, dopo i fatti legati al furto della Madonna da parte del brigante Cencio Vendetta. L’ordine stabilito da Appio Colonnesi, per alcuni aspetti, è ancora quello odierno: dopo la lunga processione di donne con i ceri, seguono le corporazioni, le confraternite e le arciconfraternite cittadine, che prendono posto in rigoroso ordine di fondazione dalla più giovane alla più antica. Ad aprire il corteo è l’Università dei Mulattieri e Carrettieri con lo stendardo di Sant’Antonio Abate – questo non è quello in uso, ma uno di quelli aggiudicati definitivamente e realizzato da Giovanna Veger nel 1992 –; segue la Confraternita della Madonna del Rosario, che ha sede nella omonima Chiesa di Colle Ionci, con lo stendardo realizzato dall’artista veliterna Sabrina di Stazio, che riproduce il quadro della Madonna di Angelo Cesselon conservato nella Chiesa; prosegue la Confraternita della Madonna del Carmine, che ha sede nella omonima Chiesa di contrada Pratolungo; la Confraternita di Sant’Antonio da Padova, che ha sede nella Chiesa di San Lorenzo, con lo stendardo di Sabrina Di Stazio. L’antica Arciconfraternita della Carità Orazione e Morte porta nella processione il crocefisso dei condannati – questo veniva usato nei cortei al patibolo ed è lo stesso che ha visto l’esecuzione dei fratelli Vendetta in piazza Cairoli il 29 ottobre del 1859 –. Il sodalizio possiede anche il pregevole stendardo processionale, opera di Mario Lambiase, rappresentante nel verso San Michele Arcangelo e nel retro la gloria della Madonna della Carità. Chiude il “blocco” delle Confraternite, quella di Maria Santissima del Gonfalone la più antica presente in città, con sede nella Chiesa dei Santi Pietro e Bartolomeo. Ad aprire l’ultima parte della processione è la basilica, simbolo del capitolo della Cattedrale di San Clemente. Dietro la basilica le Zitelle alla Dote, il gruppo di costume fondato da Giulio Montagna che vuole rievocare l’antico istituto del maritaggio quando, per dare un dignitoso matrimonio alle ragazze povere, si estraevano delle somme con le quale poter far loro una dote, con la quale salvarle dalla strada o da una clausura conventuale molto spesso imposta.
Ultima la Confraternita della Madonna delle Grazie, impegnata nel trasporto della pesante macchina processionale, sotto la quale si alternano 32 confratelli divisi in squadre ben inquadrate. Essa ha origine nel 1982, quando si iniziò a pensare di istituzionalizzare quel gruppo spontaneo di uomini che ogni anno si riuniva per trasportare la Sacra Immagine. Solo nel 1985, dopo il furto dell’oro della Madonna, con uno statuto dettato da monsignor Giuseppe Centra e approvato dal vescovo monsignor Martino Gomiero, nacque l’associazione Portatori della Madonna delle Grazie.
Alessandro Filippi













