C’è un’espressione di Antonio Rosmini che illumina le nuove Linee Fondamentali approvate dal Consiglio Episcopale Permanente lo scorso 24 marzo 2026: «Solo grandi uomini possono formare degli altri grandi uomini». È da questo orizzonte educativo che nasce il documento L’iniziazione alla vita cristiana nella prima età della vita e l’identità dei padrini e madrine, un testo che traccia una svolta per le nostre comunità parrocchiali, chiamate a ripensare alla radice una tradizione secolare oggi in profonda crisi.
Dinanzi al tramonto del cosiddetto “catecumenato sociale” e alla crescente fragilità dei nuclei familiari storici, la Chiesa sceglie di non arrendersi alla burocrazia dei sacramenti. La sfida pastorale è chiara: non si tratta semplicemente di formare “ai” sacramenti, ma di generare l’umano, unendo il saper-vivere con il saper-credere.
La novità più rilevante del testo tocca direttamente l’identità e la scelta dei padrini e delle madrine. Per troppo tempo questa figura è stata considerata un diritto esclusivo o una consuetudine legata alle dinamiche di parentela o di amicizia, ma oggi, le condizioni di vita di molti, rendono spesso difficile per i genitori individuare profili dotati di una solida affidabilità testimoniale. Per superare questa logica, la proposta della Chiesa prevede che i padrini e le madrine si riscoprano innanzitutto come “figure ponte” e di raccordo tra la casa e la parrocchia, veri e propri testimoni capaci di confermare la serietà del cammino intrapreso. Si promuove inoltre una forte stabilità educativa affinché la stessa persona sia una presenza di continuità e accompagni stabilmente il minore lungo tutte le tappe dell’iniziazione cristiana, dal Battesimo alla Cresima fino all’Eucaristia, anziché comparire soltanto nel giorno della celebrazione.
Se la famiglia fa fatica, la comunità parrocchiale non deve restare a guardare. Sacerdoti e catechisti sono invitati a collaborare con i genitori per individuare testimoni credibili tra i laici dei movimenti, delle associazioni o tra coppie e singoli desiderosi di intraprendere una forma di “adozione spirituale” per la crescita della fede dei più piccoli. Allo stesso tempo, di fronte a situazioni matrimoniali irregolari o altre fatiche ecclesiali, il documento chiede ai parroci uno stile accogliente e non rigido. L’invito a fare da padrino non deve trasformarsi in una dogana, bensì in una preziosa opportunità pastorale, sulla scia di Amoris laetitia, per riattivare e rinnovare la fede degli stessi adulti scelti.
Un cammino così radicale non può però essere vissuto in modo isolato. Il rischio più grande sarebbe quello di andare in ordine sparso, creando frammentazione e disorientamento tra le famiglie, specialmente in un’epoca caratterizzata da una forte mobilità sul territorio. Per questa ragione, l’operatività concreta di queste linee guida è interamente affidata alla ricezione delle Conferenze Episcopali Regionali. Al documento è stata infatti allegata una “Traccia indicativa”, un vero e proprio canovaccio di lavoro, affinché le assemblee dei vescovi delle singole regioni ecclesiastiche possano declinare queste indicazioni in testi unitari. Questo passaggio è decisivo per stabilire una grammatica comune della fede, affinché l’iniziazione cristiana torni a essere il momento in cui la Chiesa si scopre, ogni anno, Madre feconda di nuovi figli.




