Talita Kum (Madonna del Rosario-Velletri): Il vescovo benedice e inaugura il salone parrocchiale e il centro socio-sanitario

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Domenica 15 febbraio si è svolta la celebrazione presieduta dal vescovo Stefano Russo e dal parroco Don Roberto Mariani presso la parrocchia Madonna del Rosario a Velletri, in occasione della fine dei lavori di ristrutturazione degli ambienti attigui alla chiesa che ospiteranno il Centro Socio sanitario dell’associazione Talita Kum e del salone parrocchiale. I ragazzi di Talita Kum hanno animato la messa coinvolgendo i presenti che, visibilmente commossi, si sono intrattenuti anche dopo la celebrazione per visitare i locali del centro: un luogo che rinasce per accogliere, incontrare, prendersi cura.

Il salone parrocchiale rinnovato e i locali che ospiteranno il centro socio-sanitario non nascono per essere semplicemente “belli” o funzionali, ma per essere abitati. Abitati dalle persone, dalle loro storie, dai loro bisogni, dalle loro speranze.

L’intera comunità parrocchiale insieme al personale e al direttivo dell’associazione Talita Kum non vogliono limitarsi a “parlare di inclusione”, ma vogliono di praticarla . Una comunità cresce quando sceglie di non voltarsi dall’altra parte, quando decide che la fragilità non è un problema e non è da nascondere, ma una responsabilità da condividere. In questi spazi non entreranno solo operatori ed educatori, ma famiglie, ragazzi, bambini, persone che portano domande, fatiche, talvolta stanchezza. Il centro socio-sanitario che prenderà vita in questi locali è il segno concreto di una Chiesa che sceglie di stare accanto, di accompagnare, di costruire percorsi e non scorciatoie. Una Chiesa che non fa promesse vuote, ma prova a rispondere con gesti semplici e concreti. Fabio, Miranda e Francesca, il direttivo dell’associazione, ci spiegano come tutto è nato: “Il giorno che monsignor Apicella per bocca di don Cesare e don Roberto ci disse quel SÌ, ci accordò il comodato d’uso dei locali, ci venne addosso un misto di entusiasmo e timore. La gioia durò il tempo di uno sguardo, perché subito arrivò la consapevolezza: adesso non c’erano più scuse. Quel sogno, custodito a lungo quasi con pudore, chiedeva di essere costruito giorno dopo giorno. Non stavamo costruendo solo un servizio, ma un luogo. Quel Sì non era un traguardo. Era una responsabilità enorme. In quel momento capimmo che non stavamo più chiedendo il permesso di sognare: stavamo accettando il compito di prenderci cura, e stavamo confermando, dichiarando e pronunciando il nostro SI”. Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile senza il consenso e l’approvazione del nuovo vescovo monsignor Stefano Russo, l’appoggio incondizionato del parroco Don Roberto Mariani e il lavoro, la pazienza e la collaborazione di tante persone: chi ha progettato, chi ha lavorato materialmente, chi ha sostenuto economicamente, chi ha pregato e creduto in questo sogno anche quando sembrava faticoso.

Talita Kum nasce per prendersi cura delle persone con disabilita e da una convinzione chiara: nessuno dovrebbe affrontare la fragilità da solo. Da questa certezza è nata l’associazione, passo dopo passo, con fatica, con dubbi, ma anche con una grande fiducia.Il nome Talita Kum viene dal Vangelo di Marco e significa: “Fanciulla, io ti dico: alzati”. È una parola che Gesù pronuncia nel silenzio di una stanza, davanti a una bambina che tutti pensavano perduta. Non è un grido, non è uno spettacolo: è una parola detta con tenerezza e con forza. Ed è proprio questo il cuore dell’associazione: credere che ogni persona, anche quando è fragile, ferita o bloccata, abbia dentro di sé una possibilità di rialzarsi. A volte non da sola, ma accompagnata. Sostenuta. Chiamata per nome. In questi anni l’associazione è cresciuta, si è strutturata, ha dato vita a progetti, attività, relazioni. Ma ha cercato di non perdere mai la sua origine: lo sguardo sulle persone prima che sui numeri, l’attenzione alle famiglie, il rispetto dei tempi di ù ciascuno. Oggi Talita Kum continua a dire, ogni giorno e in tanti modi diversi: alzati, non sei solo, la tua vita conta.

Prima esisteva solo la cappella. La chiamavano “la chiesola”. Un luogo semplice, essenziale, quasi raccolto. Poi arrivò lui: don Antonio Carughi. Un parroco dinamico, visionario, uno di quelli che non si accontentano di custodire, ma sentono il dovere di costruire. E quel piccolo spazio iniziò a trasformarsi: nacquero il salone, il piazzale, il campanile. Non solo muri, ma possibilità. Non solo strutture, ma comunità.

“Noi c’eravamo!” Ci raccontano Fabio Miranda e Francesca “Noi eravamo ragazzi. Ci occupavamo di animazione, di spettacoli teatrali, di momenti di festa, di animazione liturgica. Ci spronava a fare bene! Ci spronava a fare meglio! A tenere in ordine, ad arrivare puntuali. Non lo sapevamo ma quelli erano gli anni della formazione, anni in cui imparavamo a stare insieme, a metterci al servizio. L’entusiasmo non mancava e nemmeno i sogni. Fu proprio don Antonio a darci un nome: “Chiamatevi Talita Kum” ci disse un giorno. Lui ci stava invitando alla vita, al risveglio, alla responsabilità. Un invito che, forse, allora non comprendevamo fino in fondo. All’inizio era un ideale: occuparci degli altri, fare qualcosa di bello e di buono per chi aveva più bisogno. Poi quell’ideale è diventato una scelta di vita. È diventato impegno quotidiano, è diventato competenza, è diventato lavoro svolto con professionalità e responsabilità. Siamo cresciuti, ma una cosa non è cambiata: il cuore. Talita Kum non è solo un nome. È una chiamata continua ad alzarci, a non fermarci, a trasformare un sogno in opere concrete. E se oggi siamo qui, è perché don Antonio Carughi, un semplice parroco, ha creduto che da una piccola “chiesola” potesse nascere qualcosa di grande e noi continuiamo a crederci”.

Francesca Faggion
Miranda Colatriani
Fabio Ludovisi

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