Unità pastorali (Velletri-Segni): Pubblicate le istruzioni pastorali e amministrative per la diocesi

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In data 12 dicembre 2025, il vescovo ha promulgato un decreto, con il quale consegna a tutta la diocesi l’Istruzione per le unità pastorali. Si tratta di un documento pastorale e amministrativo, attraverso il quale vengono date delle indicazioni a quelle comunità che, per comodità, vengono chiamate unità pastorali, cioè quelle parrocchie poste sotto la guida di un solo parroco, o di più parroci in solidum.

Nel testo del decreto, il vescovo ripercorre brevemente le tappe che hanno portato al documento in oggetto.

La prima cosa che sottolinea è che la scelta di affidare più parrocchie alla guida di un solo parroco era stata già effettuata dal suo predecessore, il vescovo Vincenzo Apicella.

Pur senza nascondere le difficoltà, sia iniziali che ancora adesso presenti, la scelta si è rivelata fruttuosa, almeno lì dove le comunità interessate si sono effettivamente messe in gioco, condividendo un progetto pastorale comune.

Dal canto suo, il processo sinodale delle Chiese che sono in Italia, ha portato, non solo una conferma, ma ha fatto anche emergere le motivazioni più profonde della bontà della scelta. Infatti, le emerse priorità – la maggiore comunione tra le comunità cristiane; la corresponsabilità di tutti i battezzati alla vita della comunità; e una più attenta formazione integrale – trovano nelle unità pastorali una possibile risposta.

Restando, poi, sempre sulle scelte operate dal vescovo Vincenzo, si sottolinea come egli non abbia voluto dare delle chiare indicazioni su come strutturare “a tavolino” le nuove realtà, ma abbia intuito che solo l’esperienza diretta poteva far emergere le priorità e le scelte da compiere.

Adesso, però, a più di dieci anni dalla prima esperienza e dopo aver costituito altre realtà simili, i tempi sono stati ritenuti maturi per consegnare alla chiesa diocesana delle indicazioni più esplicite.

Poi, sempre nel decreto di promulgazione, il vescovo sintetizza anche il processo che si è attuato per arrivare al testo definitivo che, a ben guardare, è stato un processo sinodale: il primo passaggio è stato quello di ascoltare i parroci e, tramite loro, le comunità interessate; successivamente, sia attraverso gli organi di consultazione che nel confronto con gli stessi parroci interessati, si è effettuato un discernimento continuo sulle scelte da operare e, solo alla fine di tutto questo, si è arrivati a produrre il documento finale.

Questa istruzione, chiarisce sempre il vescovo, contiene delle indicazioni che, poi, ogni comunità dovrà adattare alle proprie situazioni particolari, con lo scopo di allargare i precedenti confini parrocchiali, fino ad abbracciarsi come un’unica realtà.

Da sottolineare come, l’attenzione all’unità che emerge dal documento, tiene conto anche di tutte quelle situazioni in cui anche le singole parrocchie possono ritrovarsi, lì dove la sussistenza di rettorie o chiese sussidiarie potrebbero comportare la compresenza di comunità cristiane che si riconoscono in diversi luoghi di culto o di comunità.

In sintesi, quindi, se è vero che il testo è pensato principalmente per le parrocchie guidate da uno stesso parroco o da più parroci in solidum, è altrettanto vero che può essere un dono prezioso per tutte le parrocchie della diocesi, come elemento di confronto rispetto al loro essere luoghi di comunione.

Sintesi dell’Istruzione

Come detto in precedenza, il documento vuole dare delle istruzioni sia in materia pastorale che amministrativa a quelle realtà, relativamente nuove per la nostra diocesi, che comunemente indichiamo con il termine “unità pastorale”. E proprio perché il termine e le relative situazioni sono nuove, la prima cosa che il testo si preoccupa di fare è quella di dare una definizione su cosa si intende per “unità pastorale”: «nel contesto di questa istruzione si intende, per unità pastorale, l’insieme di più parrocchie – insistenti in un unico comune o in più comuni confinanti tra loro – affidate alla cura pastorale di un unico parroco (cfr. CIC 526 §1) o di più parroci in solidum (cfr. CIC 517 §1 e 543) di cui uno come moderatore, che sia legale rappresentante di tutte le parrocchie dell’unità pastorale davanti al Vescovo e alle istituzioni civili (cfr. CIC 517 §1). Il parroco o i parroci in solidum possono essere coadiuvati da uno o più presbiteri, che possono essere incaricati come vicari parrocchiali o collaboratori di tutte o solo di alcune parrocchie dell’unità pastorale». Come poi continua a specificare il documento, l’atto fondativo dell’unità pastorale non è tanto la sua costituzione per decreto – essa potrebbe avvenire in seguito –, ma l’affidamento alla cura pastorale di un unico parroco o di più parroci insieme.

Chiariti questi aspetti, il testo entra subito al centro della questione, elencando una serie di raccomandazioni, raggruppate in tre ambiti: pastorale; liturgico; e amministrativo.

Rispetto al primo, si sottolinea immediatamente il ruolo centrale che deve essere ricoperto dal Consiglio Pastorale. Quello è il luogo riconosciuto in cui tutto il resto del lavoro pastorale deve essere valutato e sostenuto. Se, all’inizio, questo organismo centrale può essere formato dalla fusione dei singoli consigli pastorali esistenti nelle parrocchie, uno dei primi atti da compiere è quello di costituire uno Statuto, approvato dal vescovo, che costituisca il Consiglio Pastorale dell’unità, dove  «dove i vari membri del Consiglio siano rappresentativi dell’intera unità pastorale». Oltre a questo, poi, si danno indicazioni, principalmente per la catechesi e l’attività delle caritas parrocchiali.

La linea guida, che poi si ripeterà anche negli altri ambiti, è che i diversi operatori, anche se provengono da singole parrocchie, devono pensarsi come espressione dell’intera unità pastorale, così da allenare lo sguardo e le attenzioni anche a tutte le altre comunità che compongono l’unità.

Passando, poi, all’ambito liturgico, al di là delle singole indicazioni, non si può non sottolineare il principio guida: «permettere che la celebrazione sia espressione della comunione dell’unità pastorale». Solo partendo da questo si comprende quanto segue: «se la conformazione territoriale dell’unità pastorale e le dimensioni delle aule liturgiche lo permettono, si avvii un processo per arrivare ad un’unica celebrazione, sia del Triduo Pasquale che della messa della Notte di Natale, dove l’intera comunità dell’unità pastorale si ritrovi insieme, in questi momenti particolarmente significativi dell’anno liturgico, dove la comunione anche visibile è segno dell’unica fede in Cristo, Figlio di Dio incarnato, morto e risorto». Di nuovo, ci troviamo di fronte  alla richiesta di allargare i propri confini e accogliere le comunità sorelle come parte dell’unica famiglia dei figli di Dio.

Riguardo l’ambito amministrativo, invece, emerge, in parallelo con quello pastorale, la centralità dell’altro organismo di consultazione parrocchiale: il Consiglio per gli Affari Economici. Anche per questo, si chiede la formazione di uno Statuto e la composizione di un’equipé che sia espressione della corresponsabilità di tutta l’unità pastorale.

Verso la fine del testo, poi, vengono suggerite ulteriori iniziative da poter mettere in campo per sostenere e alimentare il senso di comunione effettiva tra le parrocchie dell’unità pastorale. Su tutte emerge, forse per la sua particolarità, la richiesta dell’elezione di un santo patrono dell’unità pastorale. Il motivo è duplice: da una parte per dare anche un appellativo formale all’unità e, cosa più importante, per dare alla comunità un punto di riferimento unitario in cui ritrovarsi.

Il testo, finalmente, si conclude con un paragrafo intitolato Sostegno e accompagnamento del processo da parte della diocesi. C’è la consapevolezza che scrivere delle cose non è sufficiente affinché i processi seguano le strade indicate e suggerite. Allora, con onestà e anche spirito di accompagnamento, il vescovo stesso e, tramite lui, i suoi collaboratori e gli uffici diocesani si mettono accanto alle comunità interessate, per aiutare, sostenere e consigliare. Al tempo stesso, questo affiancamento significa anche verifica, non solo di quello che si sta facendo nelle unità, ma anche della bontà delle indicazioni date.

Il decreto con il testo completo dell’Istruzione è reperibile a questo link (oppure nella sezione Nomine e Decreti).

Articolo di Don Antonio Galati

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