“In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre” (Gv 14,12).
Come è possibile compiere opere più grandi di quelle di Gesù? Si tratta di un paragone iperbolico per dire che se pur Gesù è insuperabile come Giovanni Battista, in realtà nella logica evangelica il più piccolo è il più grande, “in verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”. Così come: “Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore” (Mc 10,43). Gesù aveva la pienezza dello Spirito Santo, noi l’abbiamo ricevuta secondo le nostre possibilità. Ce lo spiega bene la parabola dei talenti. Diversità dei talenti sia per quantità che qualità. Ora chi ne riceve 5 e ne produce altri 5 è da lodare ma chi ne riceve uno e ne produce 5 ha fatto un’opera più grande. Siamo molto più fragili di Gesù e commettiamo cose detestabili… ma se cambiamo vita, seguendo lui che è via, verità e vita la rinascita è più grande della nascita. “Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Lc 15,7).
C’è un fattore in più che Gesù non ha conosciuto: l’essere perdonati! Gesù perdona ma non può essere perdonato ed è proprio questa duplice azione che appartiene solo all’uomo che ci fa fare una cosa in più e la potremo fare solo imparando da lui che si è fatto umile, ultimo e servo di tutti. Lui lo era, noi grazie a Lui lo diventiamo. Noi rinasciamo ad ogni pentimento… Lui lo rende possibile. È necessario prendere coscienza della distanza che ci separa da lui, e allora saremo umili e opereremo cose più grandi se grazie a Lui faremo, con un solo talento, nascere la vita, o rinascere ciò che è morto. La coscienza della distanza è data dalla intelligenza dell’amore.
fra’ Andrea Stefani



