Nel messaggio firmato dal Cardinale Zuppi, i Vescovi italiani tracciano le grandi sfide del Paese: natalità, coesione sociale, rifiuto della guerra e centralità della persona.
In occasione dell’ottantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Italiana, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), per mezzo del suo Presidente, il Cardinale Matteo Maria Zuppi, ha indirizzato un solenne messaggio al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il testo non si configura soltanto come un formale atto di omaggio istituzionale, ma rappresenta una profonda riflessione sulla memoria storica dell’Italia, un’analisi lucida delle sue attuali fragilità e un rinnovato manifesto di impegno sociale ed ecclesiale verso il bene comune.
Il valore della memoria e il rifiuto del fascismo
Il messaggio si apre richiamando le radici profonde su cui poggia la democrazia italiana. La Repubblica nacque dalle macerie materiali e morali del secondo conflitto mondiale grazie alla lungimiranza di donne e uomini capaci di «ricominciare insieme». La CEI sottolinea l’importanza di questo processo, contrassegnato dalla riconquista delle libertà fondamentali e dal netto e definitivo rifiuto di ogni forma di fascismo e totalitarismo. In questa prospettiva, le legittime differenze ideologiche e culturali dell’epoca non divisero il Paese, ma vennero felicemente ricomposte all’interno di un quadro democratico e costituzionale condiviso.
«Possa questo anniversario richiamare tutti a custodire e rinnovare il patto che ci unisce, per consegnare alle future generazioni una Repubblica più giusta, coesa e fraterna, sempre nella prospettiva europea».
L’allarme sociale: povertà, denatalità e sfiducia
Accanto alla celebrazione storica, la Chiesa italiana non risparmia una sincera preoccupazione per le piaghe contemporanee che minacciano la stabilità e la coesione del Paese. Il Cardinale Zuppi evidenzia tre grandi emergenze: l’estendersi delle povertà, la drammatica crisi demografica delle «culle vuote» e un diffuso sentimento di sfiducia nelle istituzioni e nel futuro. Di fronte a questa frammentazione, la CEI mette in guardia contro il rischio dell’indifferenza e dell’individualismo, esortando la politica e la società civile a rigenerare i legami comunitari e a investire sui giovani e sulla famiglia.
Educazione alla pace e cooperazione istituzionale
Un capitolo centrale del messaggio è dedicato allo scenario internazionale. In un’epoca scossa da venti di guerra, i Vescovi italiani riaffermano con fermezza il ripudio del conflitto bellico come strumento di risoluzione delle controversie. Evocando anche il recente magistero papale e le storiche encicliche sociali, la CEI ribadisce l’urgenza di una capillare «educazione alla pace» e della custodia dei presidi democratici. In tale ottica, viene confermato lo spirito di leale collaborazione tra Chiesa e Stato — nel pieno rispetto delle reciproche autonomie — teso esclusivamente alla promozione della dignità umana e della solidarietà, assicurando infine la costante preghiera delle comunità ecclesiali per il Presidente della Repubblica e per l’intera nazione.



