Il messaggio del Santo Padre per la sessantesima giornata mondiale delle comunicazioni sociali pone l’attenzione, già a partire dal titolo, sulla centralità dell’umano. “Custodire voci e volti umani” significa, in sintesi, custodire l’interezza dell’essere umano, che si pone di fronte con il suo volto e crea relazioni con la sua voce[1].
E di fronte a questa centralità, la prima preoccupazione che emerge è quella di tutto quel mondo “artificiale” che tenta di simulare «voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia», invadendo e alterando, con questa copiatura dell’umano, le vere e profonde relazioni tra esseri umani.
Successivamente, il papa si concentra sul secondo ambito di rischio di un uso indiscriminato della cosiddetta intelligenza artificiale: la rinuncia al pensiero critico. Questo atto prettamente umano prevede la necessità di coinvolgimento, di impegno e di tempo. Coinvolgimento, impegno e tempo che spesso vengono negati proprio dall’appaltare all’intelligenza artificiale ogni sforzo umano. La “moda” ormai imperante di reagire istantaneamente e pubblicamente sui social network ad ogni evento, toglie tempo di pensiero – creando polarizzazioni sociali che nulla hanno a che vedere con il confronto, ma sono solo generatori di scontro e di odio –; potendo attingere quasi indiscriminatamente alle informazioni propugnate dai chatbot si aggira la necessità dell’impegno e dello sforzo di conquista della conoscenza – eliminando, di contro, l’acquisizione vera della conoscenza e la validazione critica dell’informazione –; lasciando all’intelligenza artificiale la fabbricazione di quella che è la produzione artistica, si hanno opere tecnicamente perfette, ma non più umane. Di fronte a questo, avverte Leone XIV: «rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa tuttavia seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto, e silenziare la nostra voce».
Ecco che, allora, il rischio è quello di entrare una realtà simulata, fatta di relazioni e informazioni manipolate dall’intelligenza artificiale e da chi la produce. Ed è proprio l’oligarchia il terzo dei rischi evidenziati nel messaggio papale.
Di fronte a tutto questo, il Santo Padre propone un’alleanza, che rispetti la persona umana e integri questi strumenti come suo aiuto e sostegno. Allenza che deve basarsi sui tre pilastri di «responsabilità, cooperazione e educazione».
Responsabilità: «essa può essere declinata, a seconda dei ruoli, come onestà, trasparenza, coraggio, capacità di visione, dovere di condividere la conoscenza, diritto a essere informati. Ma in generale nessuno può sottrarsi alla propria responsabilità di fronte al futuro che stiamo costruendo».
Cooperazione: «nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’IA. È necessario, perciò, creare meccanismi di salvaguardia. Tutte le parti interessate – dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori – devono essere coinvolte nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile».
Educazione: «ad aumentare le nostre capacità personali di riflettere criticamente, a valutare l’attendibilità delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunità e associazioni di elaborare criteri pratici per una più sana e responsabile cultura della comunicazione».
Don Antonio Galati
[1] «Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identità e sono l’elemento costitutivo di ogni incontro. Gli antichi lo sapevano bene. Così, per definire la persona umana gli antichi greci hanno utilizzato la parola “volto” (prósōpon) che etimologicamente indica ciò che sta di fronte allo sguardo, il luogo della presenza e della relazione. Il termine latino persona (da per-sonare) include invece il suono: non un suono qualsiasi, ma la voce inconfondibile di qualcuno».
Se non diversamente indicato, tutte le citazioni sono tratte dal messaggio del papa per la LX giornata mondiale delle comunicazioni sociali.



