Domenica di Pasqua (Mt 28,1-10): Pasqua è il passaggio dall’essere stati curati, al curare

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“Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi” (Sal 147, 3.6).

Chi erano coloro che attraversarono il Mar Rosso? Un popolo di sventurati!

Persone senza terra, senza libertà, ridotte in schiavitù. Gente ribelle, ma vigliacca, pronta al tradimento e incapace di accogliere Mosè, che per loro difesa aveva ucciso un egiziano! Gente povera umanamente e materialmente, senza futuro. Dio ascoltò il loro grido disperato anche se imprecarono contro di lui, perché li aveva fatti uscire si, dal loro stato penoso, ma secondo loro, per farli perire nelle acque del mar Rosso.

Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli Egiziani marciavano dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero grande paura e gridarono al Signore. E dissero a Mosè: «È forse perché non c’erano sepolcri in Egitto che ci hai portati a morire nel deserto? Che cosa ci hai fatto, portandoci fuori dall’Egitto?
Non ti dicevamo in Egitto: “Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l’Egitto che morire nel deserto?”» (Es 14, 10-12).

In breve qui è delineato il profilo dell’uomo. Sempre interessato alla pancia, all’apparenza… poco o niente alla libertà interiore e alla libertà di amare. La paura di perdere induce al compromesso.

Mosè rispose: «Non abbiate paura! Siate forti e vedrete la salvezza del Signore, il quale oggi agirà per voi; perché gli Egiziani che voi oggi vedete, non li rivedrete mai più!»

Ecco come Dio non disdegna questa misera gente e l’invita solo a non avere paura per vedere la salvezza. Come mai il Signore non li rigettò? Perché il “ferito” sa di esserlo e non nasconde il suo stato di precarietà. È la stessa situazione di caducità che lo rende autentico, ciò che si vede… è!

Invece l’empio si riveste di apparenze. Il suo mondo è nascosto, i suoi desideri, sentimenti, pensieri, nessuno li conosce. Dietro la maschera di rispettabilità di una persona stimata, si cela l’aspetto di cui ci si vergogna, non lo si accetta e l’umiliazione ipotetica, lo rende un gioviale buontempone… a volte anche di successo. Ma Dio guarda al cuore… L’uomo all’apparenza (cfr. 1 Sam 16,7). Il Signore come ogni amante, detesta l’ipocrisia, la falsità, la pretesa di impeccabilità! Oltretutto è inutile nascondersi.

Davanti a lui, egli non solo sa quello che abbiamo detto e fatto, ma anche quello che abbiamo pensato e sentito. Chi può cambiare il nostro cuore? Solo il sentire e percepire nella nostra carne, il tocco di chi ci ama mentre siamo peccatori (cfr. Rom 5,8). Vedere un detenuto pentito, rinascere ad una vita nuova è la testimonianza più materiale che possa esserci della Pasqua. Ciò è reso possibile, per loro, dal desiderio di non apparire più; ma accettare di passare da una condizione invisibile a quella di visibile a tutti. La Pasqua è la presa di coscienza della propria disastrosa situazione di morte occultata, ad una vita vera, trasparente. La Pasqua è sentire la gioia che ogni possibile ferita è fasciata, curata, risanata. Quando è Pasqua?

Quando avviene il passaggio dal vivere una vita finta a prendersi cura dei cuori feriti e piagati dal dolore. Pasqua è il passaggio dall’essere stati curati, al curare, dal riscoprire l’amore dentro di noi che da creature vecchie e perse, diveniamo nuove creature salvate.

fra’ Andrea Stefani

Link al testo evangelico e alle letture domenicali

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