Non ci sono dubbi sulla relazione che ci lega gli uni agli altri, non siamo semplici compagni di viaggio: siamo fratelli. Quel “tuo” sta ad indicare che ci apparteniamo vicendevolmente, la tua sorte è legata alla mia e la mia alla tua. Eppure non è cosi scontato il vivere in comunione gli uni con gli altri. Questo è il sogno di Dio! È anche il nostro? La storia non lascia dubbi: non lo è! Ma per molti si. Per chi ha questo sogno, e amare significa anche desiderare cioʻ che l’amante desidera, sarà opportuno abbandonare ogni autoreferenzialità, quel sistema di pensiero o comportamento che parla solo di sé, senza un reale contatto con il mondo esterno o con gli altri. Ogni atteggiamento orientato al voler dimostrare chi ha torto o ragione nasce da un’ atteggiamento narcisistico. Il narcisista è concentrato in modo eccessivo sulla propria immagine o valore. Tende al domino del tu per ricevere consenso e sottomissione. A volte lo siamo noi a volte li incontriamo, come uscire fuori dalle relazioni malate? Se ne esce primo se ne prendi coscienza e ne prendi coscienza grazie al fratello che in ogni caso è rivelatore sia dei nostri carismi sia delle nostre lacune. Secondo se hai un obiettivo da raggiungere che potremmo dire, buono per tutti, costruire la civiltà dell’amore. La correzione fraterna allora non ë parlare dell’altro, ma con l’altro, è responsabilità, carità, è attenzione alla persona, alla relazione, al bene di tutti. Non è un tribunale, ma una dinamica comunitaria non per condannare ma per recuperare alla vita fraterna.
È il dialogo, l’arte per ricercare la verità.
Il dialogo non è solo parlare, soprattutto ascoltare! È l’unico strumento che abbiamo per verificare se la realtà che abbiamo in testa coincide con quella dell’altro. Funziona solo se si accetta una condizione scomoda: entrare in un dialogo sapendo che potresti uscirne cambiato. Chi non ascolta non saprà mai dialogare.
fra’ Andrea Stefani, ofm




