Magnifica humanitas, questo è il titolo della prima lettera enciclica del Sommo Pontefice Leone XIV, un titolo certamente singolare per quella che ci si aspettava fosse una enciclica sul tema dell’intelligenza artificiale, in cui in realtà, tale tema è presente, ma di certo non è quello centrale.
Una piacevole sorpresa, insomma, poiché il Papa si concentra nel parlare anzitutto dell’umanità, ovvero di ciò che più profondamente definisce l’uomo in quanto creato da Dio: la sua dignità, la vocazione alla relazione con Dio e con gli altri, la chiamata a partecipare alla costruzione della città di Dio già qui sulla terra. Afferma infatti il Papa nell’introduzione: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme” (Magnifica humanitas, 1). Alla necessità di costruire la città di Dio è contrapposto un rischio incombente, cioè quello di costruire una nuova torre di Babele; qui è riportato alla mente uno dei primi peccati dell’umanità, successivo a quello originale, dove l’uomo si inorgoglisce contro Dio rifiutando il suo amore di Padre e il suo progetto per lui seguendo sé stesso.
Per scongiurare tale rischio, occorre edificare per l’appunto, la città di Dio tenendo sempre a mente uno dei nuclei della fede cristiana, ovvero che ogni persona è creata a immagine del Dio Trinitario, costitutivamente aperta all’altro e chiamata alla comunione con Dio e con i fratelli nella Verità e nell’amore.
Già dall’inizio del suo Pontificato, Leone XIV ha sottolineato che la scelta del suo nome papale era sicuramente legata al suo predecessore Leone XIII, che scrisse l’enciclica Rerum Novarum, testo fondamentale per la dottrina sociale della Chiesa, con la quale questo nuovo documento è particolarmente legato e connesso.
Il Pontefice, dopo aver esposto i pilastri perenni della Dottrina Sociale della Chiesa – dignità della persona, bene comune, sussidiarietà e solidarietà – ripercorrendo il magistero specifico su questi aspetti si concentra a contestualizzare i principi nelle sfide del mondo attuale.
I capitoli successivi, infatti, affrontano con equilibrio le sfide poste dal progresso scientifico e tecnico; qui il tema dell’intelligenza artificiale fa il suo ingresso. Questo tema non viene affrontato in sé stesso, ma come esempio per interrogarsi sun un tema ben più radicale: il rischio che l’uomo, affascinato dalle proprie creature tecnologiche, perda di vista la propria identità e dignità, riducendosi a un mero elemento di un sistema basato sull’efficienza.
Un particolare rilievo viene dato alla custodia della dignità umana, appunto, di fronte alle nuove forme di sfruttamento, talvolta proveniente anche dalla tecnologia, alle disuguaglianze crescenti e alla tentazione di delegare alla macchina quelle responsabilità che appartengono alla libertà alla coscienza personale. Leone XIV invita dunque, a una rinnovata opzione preferenziale per i poveri e gli esclusi, ma anche ad una rinnovata attenzione alla costruzione di una società che non si lasci trascinare nel degrado sociale, morale, internazionale e fisico, per tornare alla pratica dei principi cristiani in ogni ambito della vita quotidiana.
L’enciclica si conclude con un appello forte alla speranza cristiana, che troviamo soprattutto nella preghiera e nell’affidamento profondo a Dio sotto la guida della Vergine benedetta. Non si tratta di temere il futuro o di rifiutare il progresso, ma di orientarlo con sapienza perché serva alla costruzione della città di Dio, cui accennavamo all’inizio, in mezzo agli uomini.
Solo radicandosi fermamente nell’antropologia cristiana è possibile affrontare le sfide di questo tempo senza smarrite ciò che rende l’humanitas magnifica. Pertanto, questo primo documento a firma di Papa Leone XIV offre alla Chiesa e al mondo offre e rinnova l’insegnamento sulla custodia gelosa di ciò che è l’essere umano così come creato da Dio.
Giorgio Focardi




