Credo fortemente che mai forse, come in questi giorni a tutti gli uomini si ponga con forza il bisogno della ricerca di Dio o di un dio che ci aiuti a comprendere innanzitutto la realtà che ci sta travolgendo ed ancor prima sta travolgendo il nostro mondo interiore. Perché le pur scarse certezze che ci hanno sorretto fin qui, stanno svanendo cancellate da un colpo di spugna che lascia dietro di sé solo rovine.
Rovine non solo materiali, ma prima ancora spirituali e mentali, giacché siamo combattuti da sempre maggiori incertezze derivanti dalla consapevolezza della caducità dei fenomeni sensibili e nel contempo dalla ubris per cui tutti e forse ognuno si sente in diritto e capace di “riformare” il mondo a suo piacimento. Tutti indistintamente e non solo i potenti veri o presunti.
Del resto in questo momento storico ciò che più marcatamente manca è la capacità del dubbio, senza comprendere, invece, che il dubbio non può che essere la prima vera certezza e il primo motore di una ricerca che superi il nostro io e le nostre conoscenze. È per questo che anche la ricerca di Dio è diventata tanto difficile. Infatti, Dio lo dobbiamo cercare nella nostra interiorità, come scrisse Sant’Agostino, e senza rifiutare le esperienze umane, ma per cercare di comprendere almeno in parte la differenza tra verità contingenti, peraltro sempre più labili e verità eterne, che altro non sono che manifestazioni temporali di verità eterne.
E poi c’è il male, anzi il problema del male, che affannosamente l’umanità intera cerca di spiegare e spiegarsi senza vero successo o meglio senza riuscire davvero a capire che cos’è il male né da dove proviene. Sant’Agostino risolse il male come puro non-essere e perciò se Dio è l’Essere supremo, allora il male non può venire da Dio. Anzi il male si deve attribuire all’uomo e alla sua anima, che può e sa scegliere il bene piuttosto che il male. Per questo la scelta del male non può che essere piena e totale responsabilità dell’uomo.
E del resto, se da molti punti di vista questa solo può essere la risposta, e cioè che il male è una scelta libera di chi si rivolge alle cose inferiori, anziché a quelle superiori e a Dio allora è evidente e persino semplice accettare l’evidenza di tale ragionamento. Eppure di fronte al male del mondo che tutto pervade e contamina, dimentico innanzitutto della sacralità della vita e del rispetto che essa meriterebbe, diventa più difficile non porsi la domanda se sia ancora possibile dopo Auschwtz credere e persino cercare Dio e il concetto stesso di Dio.
Come accadde ad Hans Jonas, che, appunto, mise in discussione il concetto stesso di Dio ritenuto “responsabile” di tanto male. E si deve sperare che il trauma fortissimo che travolse il mondo ebraico e non solo dopo Auschwitz non torni a bussare alle porte della storia contemporanea, anzi quotidiana, se è vero che i potenti, alcuni potenti, continuano a giustificare le loro malefatte con la bieca motivazione della difesa dei confini del proprio paese, come se l’umanità si potesse dividere in gruppi di diseguali cui riservare diversi e assai spesso crudeli trattamenti.
E la cronaca ci sta offrendo immagini che difficilmente possono lasciare dubbi, ma che, ahimè, sono proprio il mezzo diabolico per fare proseliti o ancora mettere a tacere qualunque voce dissenziente giocando sulla paura. Ma, se continuiamo ad avere bisogno degli ebrei, dei neri, degli immigrati o comunque di mille altre maschere per sentirci sicuri o far finta di esserlo, allora ahimè, l’umanità sarà travolta non solo dal male ma dal nonsense che avviluppa i giorni di chi, chiuso in se stesso, pensa di essere più forte o di diventarlo gioendo di fronte alle ingiustizie e alle violenze di ogni genere che si diffondono sempre di più nel mondo, rendendolo di giorno in giorno sempre più simile a quella “aiuola che ci fa tanto feroci” come già scrisse Dante Alighieri.
Un’aiuola senza Dio.
Sara Gilotta



