Questa pagina del Vangelo, il cosiddetto Prologo del Vangelo di Giovanni, illustra in forma poetica tutto il mistero della persona e della vita di Gesù Cristo, in maniera particolare dal punto di vista della sua missione.
Il Prologo, cioè, prova a rispondere a questa domanda: perché il Figlio di Dio si è incarnato ed è venuto nel mondo?
E la risposta è questa: darci il potere di diventare figli di Dio.
Noi tutti, singolarmente presi e tutti insieme come umanità, siamo predestinati da sempre ad avere questo rapporto speciale con Dio, come il rapporto dei figli nei confronti dei genitori.
Già il primo gennaio siamo stati messi di fronte all’alternativa schiavo-figlio, ascoltando la lettera di Paolo ai Gàlati nel passo famoso in cui l’Apostolo ci ricorda il Figlio di Dio è nato da donna nella pienezza dei tempi per liberarci dalla schiavitù della Legge e introdurci nella condizione di figli.
Oggi, riascoltiamo di nuovo questo annuncio nel Prologo: la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vengono a noi per mezzo di Gesù Cristo.
In sintesi, quindi, il rapporto di figliolanza con Dio si distingue da quello della schiavitù perché quest’ultimo è fondato su una legge che obbliga ad avere un rapporto con Dio e a doversi comportare in un determinato modo. Il rapporto di figliolanza, invece, è quello basato sulla grazia e la verità.
Grazia che è sinonimo di dono gratuito, cioè Dio non ci chiede nulla in cambio per poter essere figli suoi.
Verità che significa, in duplice senso: da una parte, che rapportandomi con Dio con sincerità io scopro la verità su me stesso (banalmente, su quanto mi comporto bene o male), dall’altra, che non devo mascherare chi sono davanti a Dio per farmi accettare da Lui, ma che Egli mi ama così come sono, a prescindere dalle mie azioni buone o cattive (questo non significa che sono autorizzato a fare il male, ma che, anche se faccio il male, Dio non mi ripudia come figlio, ed è sempre pronto ad aiutarmi a correggermi e a migliorare).
Ecco, in fin dei conti, il Verbo di Dio è venuto nel mondo per rivelarci questo Padre misericordioso che non vuole perdere nessuno dei suoi figli. Contempliamo il mistero del Natale vedendo in quel bambino la personificazione del dono gratuito del Padre che ha dato, come unico scopo al Figlio, quello di raccoglierci tutti nella sua grande famiglia dei figli di Dio, non per giudicarci per quello che facciamo, ma per amarci per quello che siamo.



