1. Per la continuazione del cammino sinodale nella nostra diocesi, quali esperienze scaturite dalla fase narrativa vogliamo continuare e far crescere nei prossimi anni?
In base all’esperienza maturata in questi due anni di processo sinodale si può rilevare che, anche in una Chiesa locale medio-piccola come quella di Velletri-Segni, le varie comunità e parrocchie hanno concretizzato la fase di ascolto in modo confacente alle loro realtà non sempre ripetibile o estendibile a tutta la diocesi. Infatti, ogni realtà è differente e ciò dipende non solo da una maturità variegata rispetto all’orizzonte comune della sinodalità, ma anche dalla storia e dalla conformazione delle singole realtà ecclesiali e dal luogo in cui esse vivono. Da questo è emersa anche una maggiore consapevolezza delle differenze tra le varie comunità, le quali possono offrire, come dono alla comunione della Chiesa locale, le loro unicità. Ciò può diventare esperienza fruttuosa nell’incarnazione del Vangelo e della testimonianza cristiana – orientata alla comunione delle diverse realtà e non ad un’uniformità che rischia di diventare deleteria (a causa, per esempio, di inutili confronti tra i vari livelli raggiunti per la medesima proposta in contesti diversi).
- Un’esperienza che va sicuramente continuata e potenziata è quella del discernimento sul primo anno di ascolto sinodale da parte di tutti i componenti della Chiesa locale, in un lavoro in cui si è operato non in forza delle sole differenze di ministeri e vocazioni, ma a partire dalla comune dignità battesimale, dove il contributo del presbitero ha avuto lo stesso valore di quello del laico1. Infatti, un primo passo che è stato fatto è quello di convertire il convegno diocesano annuale in assemblea diocesana per esplicitare concretamente che ciascuno è chiamato a portare il proprio apporto nella consapevolezza che lo Spirito parla al cuore di ogni persona.
Questo processo avviato ha visto il lavoro condiviso tra i due principali organi di comunione presenti in diocesi, cioè il Consiglio Pastorale Diocesano e il Consiglio Presbiterale, con la Commissione Sinodale Diocesana a fare da raccordo e regia.
La cosa da sottolineare è il fatto che i due organi non hanno lavorato distintamente, come normalmente accade, ma in una sessione comune, in cui tutti i membri dei due consigli si sono ritrovati fianco a fianco, sulla base, appunto, della comune dignità battesimale2, la quale può essere anche declinata come la corresponsabilità di tutti i battezzati per tutta la comunità cristiana. - Tale esperienza ha, quindi, portato alla costituzione di un cantiere diocesano che non si è posto accanto ai tre proposti da I cantieri di Betania dalla Conferenza Episcopale Italiana, ma ha tentato di sintetizzarli, cogliendo e amplificando l’attenzione su quegli aspetti che maggiormente interessavano la nostra Chiesa locale. Si è voluto intitolarlo Una comunità sulla soglia. Il cantiere della corresponsabilità e delle relazioni. Già, subito, il sottotitolo mette in risalto le tematiche principali che si sono volute affrontare, le quali hanno trovato, poi, delle declinazioni particolari nel loro confronto con l’immagine della comunità sulla soglia. Questa è la soglia della porta della Chiesa (il battesimo che tutti i cristiani hanno ricevuto) che permette alla comunità di uscire verso il mondo e al mondo di entrare, in un’ottica di dialogo e di servizio reciproco3.
Il cantiere ha offerto la base per il lavoro del secondo anno di Ascolto sinodale, orientando quest’ultimo in tre direzioni:- Chiesa sulla soglia, aperta agli altri (in particolare ai giovani);
- qualità delle relazioni comunitarie (e importanza dell’ascolto reciproco al di là del cammino sinodale);
- corresponsabilità di tutta la comunità (con un’attenzione particolare alla formazione umana e spirituale).
In generale, ogni comunità e realtà ecclesiale è stata invitata, a partire da questo cantiere e dalle Prospettive per il secondo anno del Cammino Sinodale diocesano, adottando ancora il metodo della conversazione spirituale, a mettersi nella dimensione dell’Ascolto sinodale per crescere sempre di più in uno stile sinodale e, attraverso le domande proposte, focalizzare e far emergere i nuclei tematici riguardanti il cantiere scelto.
Da quest’ascolto, fattosi nelle parrocchie e nei vari gruppi ecclesiali, sono, quindi, emersi i seguenti nuclei tematici che, in un modo o nell’altro, dovranno caratterizzare il lavoro per proseguire il cammino sinodale della nostra Chiesa locale: - l’importanza dei linguaggi, che siano capaci sia di esprimere accoglienza che di essere strumenti idonei alla nuova evangelizzazione;
- la formazione;
- la corresponsabilità;
- il bisogno di ascolto, accogliente e privo di pregiudizi;
- mettere in pratica l’idea della Chiesa sulla soglia;
- la cura delle relazioni affinché siano più credibili, qualificanti e qualificate.
Inoltre, il cantiere diocesano ha aiutato anche a concretizzare delle proposte sia a livello locale che diocesano: - A livello locale possiamo portare l’esempio del dialogo interreligioso tra cattolici e musulmani nella parrocchia di San Gioacchino in Colleferro, in ottica di una migliore conoscenza e collaborazione su temi comuni.
- A livello diocesano:
- l’esperienza di condivisione del cammino della pastorale giovanile, non delegato alla sola equipe, ma condiviso con le varie realtà associative e parrocchiali, le quali sono passate dall’essere destinatarie della proposta a soggetti responsabili di essa, nell’ottica, ancora una volta, della corresponsabilità di tutta la comunità.
- La pubblicazione del sito web dedicato al Cammino Sinodale della nostra Chiesa locale in cui si possono trovare gli approfondimenti, le sintesi parrocchiali e diocesane, le varie iniziative parrocchiali in ottica sinodale e i documenti chiave sul sinodo. Gli articoli offrono una riflessione dettagliata su temi e discussioni. Le sintesi rappresentano un quadro completo delle proposte emerse. I documenti ufficiali presenti sul sito forniscono linee guida e direttive. L’indirizzo è www.sinodovelletrisegni.it e, non appena possibile, sarà raggiungibile anche dall’home page del sito ufficiale della diocesi.
Riassumendo il tutto, quindi, le due esperienze scaturite dalla fase narrativa che, come Chiesa locale di Velletri-Segni, vogliamo continuare e far crescere nei prossimi anni sono:
- l’esperienza del discernimento da parte di tutti i componenti della Chiesa locale e la corresponsabilità di tutti i battezzati per tutta la comunità cristiana, da attuarsi nell’incremento di sessioni comuni tra tutti i membri del Consiglio Pastorale Diocesano e quelli del Consiglio Presbiterale, ma anche nella corresponsabilità dei consigli Pastorali locali.
- L’attuazione delle indicazioni emerse dal cantiere diocesano.
2. Qual è un’esperienza che vogliamo evidenziare che può servire da stimolo e spunto per le altre Chiese?
Tra le due sopra descritte, quella che si pensa possa essere da stimolo e spunto per le altre Chiese locali è quella del lavoro congiunto tra i due organi di comunione e di condivisione pastorale, cioè Consiglio Pastorale Diocesano e Consiglio Presbiterale con la Commissione Diocesana per il Sinodo.
L’orizzonte principale è quello della corresponsabilità di tutti i battezzati a favore della Chiesa, in cui tutti hanno quella dignità battesimale di base che li abilita a prendersi cura – come soggetti responsabili e non solo come eventuali collaboratori – di tutta la Chiesa. L’estensione di questo lavoro congiunto per tutte le questioni di tipo pastorale (nel senso ampio del termine, cioè svolgere e attuare nel mondo gli insegnamenti di Cristo e della Chiesa), ci aiuta anche a comprendere meglio la corresponsabilità e lo specifico del sacerdozio ministeriale che non significa delega di compiti o incombenze, ma mettersi al servizio di quello comune e sostenerlo affinché esso possa svolgere il suo compito nella Chiesa e nel mondo4.
D’altra parte, il cammino sinodale diventa l’occasione perché ogni battezzato possa riscoprire l’essenza del proprio servizio che lo rende corresponsabile della comunità cristiana, perché essa “appartiene” indistintamente a tutti i battezzati e tutti, nel modo loro proprio, ne sono custodi e non tanto ospiti o utenti.
Che cosa abbiamo imparato sul camminare insieme in questi due anni? Elencate due aspetti rilevanti.
Un aspetto rilevante che abbiamo constatato è il desiderio, da parte di molti, di raccontarsi, narrarsi e condividere qualcosa di sé. Ciò, se accolto in profondità da parte di chi ascolta, diventa parola dello Spirito e fa crescere umanamente e spiritualmente. Ciò, se vissuto comunitariamente, permette di cogliere tutta la ricchezza di cosa è l’attuale Sinodo. Apprendere e fare “proprio” questo stile sinodale, fa camminare insieme partendo dall’ascolto dell’altro, per imparare i suoi passi e i suoi tempi per ascoltare lo Spirito.
Un aspetto più faticoso è stato far capire che il sinodo non è un compito da svolgere e per un determinato tempo, ma è uno stile da assumere continuamente personalmente e comunitariamente. Spesso si ha l’impressione che il processo sinodale sia un qualcosa in più da fare, accanto alle altre tante “faccende”, piuttosto che quella opportunità da cogliere come novità che lo Spirito ci chiede di percorrere.
Note
- Cfr. LG 10.
- Generalmente, invece, nel Consiglio Pastorale Diocesano c’è un membro del Consiglio Presbiterale, che lo rappresenta e che poi riporta, se necessario, ai suoi membri il lavoro del Consiglio Pastorale Diocesano. Non esiste, invece, il viceversa, in forza della natura diversa del Consiglio Presbiterale.
- Cfr. GS 40-44.
- Cfr. LG 10-11.



