La parabola del grano e della zizzania svela il volto di un Dio che non ha fretta di giudicare, ma sa attendere. Nel campo del mondo e del nostro cuore, il bene e il male crescono insieme e rimangono profondamente mescolati.
Dio semina sempre e solo grano buono, mentre il nemico agisce nell’ombra e nel buio della notte per cercare di compromettere il raccolto. Di fronte a questa realtà, i servi vorrebbero intervenire subito per estirpare la zizzania, riflettendo la costante tentazione umana di voler dividere il mondo in puri e impuri e di anticipare i tempi di Dio con la forza e la condanna. Tuttavia, la risposta del padrone è una lezione di straordinaria sapienza: ordina di lasciar crescere entrambi fino alla mietitura. Questa decisione non nasce da indifferenza verso il male, ma da un’infinita misericordia verso il bene, poiché sradicare la zizzania comporterebbe il grave rischio di strappare anche il grano buono, dato che le loro radici sono pericolosamente intrecciate.
Spesso vorremmo un mondo e una comunità privi di contraddizioni, e tenderemmo a purificare istantaneamente anche le nostre stesse zone d’ombra. La parabola ci invita invece a convertire l’ansia della perfezione immediata nella pazienza della speranza, certi che Dio sa custodire e far maturare il fragile grano che è in noi, affidando il giudizio finale unicamente alla sua mietitura d’amore.




