XVII domenica del tempo ordinario (Mt 13,44-52): «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo [e] a un mercante che va in cerca di perle preziose»

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Nel Vangelo di oggi Gesù afferma che il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo, a una perla di grande valore e a una rete gettata nel mare che raccoglie pesci di ogni genere. Attraverso queste immagini, il Signore ci invita a contemplare due aspetti fondamentali del mistero del Regno: da una parte la sua inestimabile preziosità, dall’altra l’ampiezza della misericordia di Dio, che si offre a tutti senza esclusioni.

La rete accoglie ogni specie di pesci: è l’immagine di una salvezza universale, della pazienza di Dio che chiama ogni uomo a entrare nel suo Regno. Tuttavia, non tutti riconoscono il dono ricevuto. Molti vivono immersi nell’azione salvifica di Dio senza accorgersi della ricchezza che li circonda. Il vero tesoro, la perla preziosa, è Cristo stesso, nel quale il Padre offre all’umanità la pienezza della salvezza. Tutto il resto acquista valore solo alla luce di questo incontro.

Per questo il Signore chiama ciascuno di noi a un autentico discernimento. La vita cristiana non consiste semplicemente nel compiere alcune buone azioni, ma nell’imparare a riconoscere ciò che ha veramente valore. È il discernimento che permette di comprendere che la grazia di Dio supera infinitamente ogni altro bene e che vale la pena orientare tutta la propria esistenza verso di essa. È proprio questo il dono che Salomone domanda al Signore: non ricchezze, potere o una lunga vita, ma un cuore capace di ascoltare, saggio e intelligente, in grado di distinguere il bene dal male. La vera sapienza non coincide con l’accumulo di conoscenze, ma con la capacità di lasciarsi guidare da Dio nelle scelte quotidiane.

Per questo la Scrittura presenta la sapienza come un dono che nasce anzitutto dall’ascolto. La sapienza è l’arte di orientare la propria vita, di governarne il timone senza lasciarsi trascinare dalle onde del momento. È l’arte del traghettatore che conduce la barca verso il porto, di chi governa, insegna e trasmette criteri per interpretare la realtà. Ma prima ancora è l’arte di governare se stessi, compito al quale nessuno può sottrarsi. È una sapienza che nasce dalla faticosa conoscenza di sé.

Le parabole del tesoro nascosto e della perla preziosa mettono inoltre in evidenza due atteggiamenti indispensabili per entrare nel Regno: la ricerca e il sacrificio.

Certamente il Regno è dono gratuito, è grazia, è iniziativa di Dio; eppure non è un bene che si possiede senza coinvolgere tutta la propria esistenza. Esso richiede un cuore che cerca, che desidera, che cammina e che è disposto a mettersi in gioco. Chi trova il tesoro vende tutto con gioia; il mercante che scopre la perla preziosa rinuncia a ogni altro possesso pur di acquistarla.

Il Vangelo sottolinea un particolare decisivo: entrambi agiscono con gioia. Non si tratta della triste rinuncia di chi perde qualcosa, ma della libertà di chi ha finalmente trovato ciò che dà senso a tutto il resto. La rinuncia cristiana non nasce dal disprezzo dei beni della terra, ma dalla scoperta di un bene infinitamente più grande. Per questo seguire Cristo comporta inevitabilmente il sacrificio di ciò che impedisce al suo amore di abitare pienamente il nostro cuore. Significa lasciare spazio alla grazia, permettendo che il Signore trasformi ciò che ancora ci rende schiavi dell’egoismo, dell’orgoglio e dell’attaccamento disordinato alle cose.

Non è un cammino facile. Lo testimonia il giovane ricco, incapace di staccarsi dai propri beni e costretto ad allontanarsi da Gesù con il cuore colmo di tristezza. La sua tristezza rivela che ciò a cui si aggrappava non era il suo tesoro, ma la sua prigione. Al contrario, il discepolo di Cristo non è colui che si è privato di qualcosa di essenziale; è colui che ha trovato molto di più. Ha scoperto quella gioia piena che nessun bene terreno può offrire e che soltanto il Signore è capace di donare. È la gioia evangelica dei malati guariti, dei peccatori perdonati, di Zaccheo che accoglie Gesù nella propria casa, del buon ladrone che vede spalancarsi le porte del Paradiso. È la gioia di chi sperimenta che la misericordia di Dio è più grande del proprio peccato e che la comunione con Cristo riempie il cuore di una pace che il mondo non può dare.

Alla fine tutto si concentra in una domanda decisiva: dove sto orientando il timone della mia vita? Qual è il tesoro che sto cercando? Su che cosa fondo le mie scelte quotidiane? Le decisioni che prendo mi conducono verso una gioia autentica e duratura oppure verso quella tristezza che nasce dall’aver costruito la propria vita su beni destinati a passare?

Il Regno di Dio ha il volto di Gesù Cristo. Egli è il tesoro nascosto, la perla di grande valore, il bene per il quale vale la pena lasciare tutto. Solo in Lui il cuore dell’uomo trova ciò che cerca da sempre. Come ricorda Papa Francesco nell’Evangelii gaudium, «la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù». Coloro che si lasciano salvare da Lui vengono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore e dall’isolamento.

Con Gesù Cristo nasce e rinasce sempre la gioia, perché chi trova Lui ha trovato il vero tesoro che nessuno potrà mai portargli via.

fra’ Andrea Vinci, ofm

Link al testo evangelico e alle letture domenicali

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