Funerale di Edoardo Petrella (San Giovanni-Velletri): Omelia del vescovo Stefano

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Ci troviamo ancora numerosi, davanti ad Edoardo e alla sua famiglia. Il passare dei giorni non ha fatto venir meno lo sgomento nel quale ci ha immesso la vicenda di Edoardo. Non è misurabile il dolore che tutto ciò ha portato nella famiglia di Edoardo e anche se in modi diversi nella nostra comunità di Velletri, non solo per coloro che hanno potuto conoscere il nostro fratello in Cristo. Quanto accaduto coinvolge tutti noi, ci colpisce nel profondo.

Vorrei trovare le parole che possano consolare questo dolore ma so anche che le parole non bastano.

Possiamo e dobbiamo “fare silenzio” come è stato qualche giorno fa quando con le candele accese abbiamo attraversato la nostra città fino a raccoglierci in preghiera davanti alla nostra Cattedrale.

È nel silenzio che possiamo alzare il nostro sguardo verso Dio. Un silenzio che non deve rimanere “vuoto” ma che può alimentare la ricerca di senso.

Certo il nostro cuore è colmo di domande e la Parola che abbiamo ascoltato ci mette davanti la domanda delle domande che il Figlio, Gesù Cristo, innalzato sulla croce, pone al Padre; Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?

Dalla croce risuona forte questo grido.

Il nostro cuore oggi è infiammato e ci può stare che in questo momento fra le tante emozioni che lo attraversano ci sia anche qualcuna che ci porti a sentire la lontananza di Dio.

La Parola del Signore ci indica una strada: attraversare questo dolore, e anche se in questo momento sembrano venir meno le energie considerare che questa non è la parola fine sulla nostra storia e sulla storia di Edoardo.

Le donne che si recano al sepolcro di Gesù sono cariche di sgomento per quello che hanno visto accadere. Trovano il sepolcro vuoto e un invito; Non abbiate paura, voi cercate Gesù il Nazzareno, il crocifisso. Non è qui. E’ Risorto
Oggi il Signore dice a noi queste parole: non abbiate paura.

Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Edoardo sta davanti a Dio al Dio della misericordia. A noi sta oggi il coraggio di vivere la vita è il modo più alto insieme alla preghiera per accompagnarlo.

Davanti a questa vicenda avvertiamo la necessità anche come comunità civile e cristiana di continuare a generare spazi di fraternità e di relazioni autentiche dove chiunque possa avere la possibilità di raccontarsi, di mettere in gioco le proprie passioni, le proprie pene, le proprie difficoltà e le proprie gioie.

Nella processione abbiamo camminato fino alla Cattedrale dove si trova il santuario della Madonna delle Grazie. Non vogliamo rimanga un gesto simbolico ma chiediamo a Maria Madre delle grazie che insieme alle nostre preghiere accompagni Edoardo davanti al Signore per poter vivere permanentemente nel suo abbraccio.

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