Dalla parte delle donne: Verso il 25 novembre. Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

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Il 25 novembre non è un giorno: è una responsabilità che ci riguarda tutte e tutti. Parliamo di violenza sulle donne, e allora partiamo da una premessa. La violenza di genere non è un’emergenza improvvisa né un’anomalia di pochi. È un fenomeno strutturale, che nasce dove nascono le disuguaglianze: nella cultura, nei ruoli attribuiti, nel potere distribuito male. Ha mille volti, dal femminicidio, che ne è la forma estrema, fino ai gesti quotidiani che sembrano piccoli e che piccoli non sono. Per questo non si combatte solo con le leggi, pur necessarie, ma con una trasformazione culturale che coinvolge tutti: famiglie, scuole, imprese, istituzioni, comunità.

Un focus sulle molestie sessuali nei luoghi di lavoro

Mi è stato chiesto di approfondire il fenomeno delle molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Come sempre sono partita dai dati, che sono pochi e non recentissimi (Eurostat e Istat). Ma i numeri, da soli, non restituiscono la dimensione reale del problema: molte donne non denunciano, per timore di ritorsioni, per vergogna, per paura di non essere credute o di compromettere la propria carriera. Quello che i dati non dicono, lo dice l’esperienza.

In oltre trent’anni di lavoro sul campo, a contatto con tantissime persone, di casi ne ho incontrati molti. Direi troppi. Di diversa gravità, ma tutti con la stessa radice: l’idea che il corpo e la dignità di una donna siano negoziabili in ambito professionale.

Tra i numerosi problemi da superare, c’è sicuramente la normalizzazione: la tendenza a derubricare a scherzi, a “complimenti”, a dinamiche “normali” comportamenti che sono invece offensivi e inaccettabili, come li definisce la Convenzione 190 dell’ILO. Quando una battuta fuori luogo viene liquidata con “non fare la permalosa”, quando il silenzio dei colleghi diventa complicità, quando chi segnala diventa il problema, la normalizzazione ha già vinto.

La formazione, se fatta bene

La formazione ha un ruolo decisivo, ma solo se non si riduce a un adempimento formale. Deve creare un contesto competente: persone capaci di riconoscere i comportamenti molesti, di non girarsi dall’altra parte, di sapere cosa fare e a chi rivolgersi. Servono procedure chiare, figure di riferimento credibili, tutela effettiva di chi segnala e una leadership che dia l’esempio. Un luogo di lavoro sicuro non è un lusso: è una condizione di legalità, di benessere e anche di buona gestione.

Ogni luogo è una sentinella

Da qui nasce il nostro appello. Ogni luogo di lavoro, ogni luogo di studio, ogni negozio, ogni studio professionale, ogni associazione può e deve essere una sentinella: un posto in cui chi ha bisogno trova ascolto, aiuto, un consiglio, l’indicazione giusta. Spesso la prima persona a cui una donna in difficoltà si rivolge non è un’operatrice specializzata, ma una collega, un’insegnante, una commerciante, una parrucchiera, una farmacista, un datore di lavoro. Saper accogliere e orientare, senza giudicare, può cambiare una vita.

Per questo vi presentiamo il nostro Manifesto verso il 25 novembre 2026: “Insieme per un futuro di parità, libertà, dignità”. Potete utilizzarlo, apporvi il vostro logo e diffonderlo nei vostri spazi, nelle vostre vetrine, sui vostri canali. Il messaggio è semplice e concreto: “Questo negozio ti accoglie, ti ascolta, ti consiglia”. Con i numeri da ricordare: 1522, numero nazionale antiviolenza e stalking, e 112, numero unico di emergenza.

Nessun dorma

Nessuno, nessuna dorma. Perché il cambiamento non si delega: ciascuno e ciascuna di noi si assuma la responsabilità di esserci, ogni giorno e non solo il 25 novembre, in questa lotta drammatica e necessaria contro la violenza di genere.

Ogni voce, ogni scelta, ogni donna conta. Il cambiamento parte da noi. Oggi. Insieme. Sempre.

Isa Maggi, Coordinatrice nazionale Stati Generali delle Donne Presidente Fondazione Gaia

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