Il battesimo di Gesù nel Giordano è l’evento inaugurale del suo ministero pubblico dopo trent’anni di vita nascosta, di vita ordinaria. Gesù, che ricalca il solco del ministero di Giovanni Battista, chiede anch’egli di essere battezzato.
L’evangelista Matteo riporta un’iniziale opposizione da parte di Giovanni che esprime lo stupore di fronte alla scelta di un’azione non necessaria. Eppure, il Figlio di Dio, senza peccato, intende identificarsi con i peccatori: in coda con loro, sconosciuto (perché ancora non si era manifestato) chiede il battesimo di remissione dei peccati.
L’immersione che egli compie è nell’interezza della condizione umana, in tutte le pieghe dell’esistenza. Rispondendo al Battista che è necessario compiere ogni giustizia, egli accoglie il progetto salvifico del Padre secondo le coordinate drammatiche del “Servo di Adonai”, prefigurando, in questa immersione quella della passione e della morte.
Dal contatto col suo corpo, le acque, che un tempo, nel diluvio delle origini, furono causa di morte, ora sono risanate e rese strumento di salvezza. Per lui i cieli si squarciano e, senza imposizione, ma come puro dono, lo Spirito Santo si posa su di lui per rimanervi permanentemente. La voce del Padre, lo dichiara Figlio amato, in cui trova il suo compiacimento. Questa esperienza grande d’amore e d’investitura piena e reale è l’evento decisivo che spingerà d’ora in poi Gesù a compiere con totale dedizione la sua missione.
Il brano intende evocare anche per ciascun credente il ricordo del proprio battesimo che, come ben comprendiamo, non è limitato agli effetti di quello di Giovanni. A somiglianza di questo, in realtà, il nuovo lavacro libera dal peccato e rende nuova creatura colui che lo riceve, ma lo fa in virtù della morte e risurrezione di Gesù, della sua pasqua. Il battesimo cristiano consente al credente di rivivere l’esperienza pasquale di Gesù, morendo al peccato e rinascendo alla vita di grazia, alla vita eterna. Rende figli nel Figlio e a somiglianza di lui, rappresenta l’inaugurazione della personale missione di essere sacerdote, re e profeta nel mondo contemporaneo. Similmente ci è fatto dono dello Spirito in pienezza che fa riconoscere Dio come Padre (Abbà) e conferisce la dignità di figlio di Dio.
Allo stesso modo nel personale battesimo, Dio ci ha rivolto le medesime parole, dichiarandoci figli amati, figli nei quali egli si compiace. È importante soffermarsi su tali parole, riconsegnarle al nostro cuore qualora ci sentissimo indegni o credessimo che Dio si sia stancato di noi. Ancor più se abbiamo vissuto o stiamo vivendo l’esperienza di non essere o non sentirci amati. San Paolo ci ricorda che lo Spirito ha riversato nei nostri cuori l’amore di Dio (cfr. Rm 5,5).
Commento di fra’ Antonio Violante, ofm



