Domenica di Pentecoste (Gv 20,19-23): Dalle porte chiuse a inviati della rigenerazione degli uomini

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Ci sono momenti della vita durante i quali decidiamo di chiudere le porte della nostra esistenza, talvolta spinti da paura o minacce che potrebbero essere anche illusorie. Può accadere quando la stessa relazione con il Signore ci spaventa perché ci chiede di “sporcarci le mani”, ci spinge verso il rischio di poter perdere qualcosa alla quale non intendiamo rinunciare; o in seguito a un fallimento, a una sconfitta che generano delusione e sfiducia nelle relazioni e in tutto il mondo esterno alla nostra interiorità.

Ma il racconto della manifestazione di Gesù risorto, la sera di Pasqua, evidenzia che per quanto la nostra esistenza possa essere blindata, Lui, il Figlio di Dio non ci abbandona nelle nostre chiusure ma si rende presente, portando innanzitutto la pace del cuore e mostrando i segni della passione facendoci comprendere che ne è valsa la pena donare la vita per gli uomini e che l’amore ha saputo attraversare il buio della morte, illuminandolo attraverso le crepe di quelle ferite.

Con questa consapevolezza i discepoli possono accogliere il mandato del Risorto per annunciare e testimoniare che in Lui la morte e il peccato possono essere sconfitti. In quella stessa sera della resurrezione è donato loro lo Spirito santo che li costituisce primizia della comunità ecclesiale, un dono perpetuo che esprime l’inizio di un nuovo ordine, una nuova creazione.

Gesù compie il gesto che alle origini dell’universo il Padre aveva adottato come strumento per donare vita agli esseri da lui plasmati. Con amore smisurato e piena fiducia, il Figlio di Dio consegna ai futuri capi delle comunità il potere di rimettere i peccati che fa di ogni uomo una nuova creatura, una creatura rigenerata, data nuovamente alla luce, rinata dall’alto. Lo Spirito consente agli araldi del Vangelo di essere compresi da ogni cuore in ricerca, ben disposto ad accogliere la presenza di Dio nella sua vita, ed è artefice di unità nella Chiesa di ogni epoca. Il mistero della Pentecoste si rinnova, poiché Gesù asceso al cielo si fa garante di una perenne effusione dello Spirito.

Fra’ Antonio Violante, ofm

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