I racconti della Pasqua e della risurrezione ci presentano il Signore che si manifesta ai discepoli “il Sepolcro vuoto (Mt 28,1); l’Angelo rassicura le donne (Mt 28,5-7); l’incontro con il Risorto (Mt 28,8-10); l’invio in Galilea (Mt 28,10); l’incontro con i discepoli (Mt 28,16-20)[1]” e, come più volte ha sottolineato Papa Leone XIV, si rivolge loro con parole semplici e decisive: «La pace sia con voi». Ciò che colpisce è che, nel momento stesso in cui il Signore si lascia riconoscere, e i discepoli lo riconoscono, nasce immediatamente un coinvolgimento concreto e diretto. Nei racconti della risurrezione, infatti, segue sempre un invio: «Andate, dite a tutti», «Andate in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo».
Noi siamo convocati dal Signore risorto, che continua a chiamarci e a chiederci una risposta pronta. In fondo, anche quella responsabilità che spesso invochiamo trova qui la sua piena espressione: nella partecipazione viva che nasce dal riconoscere il Signore Risorto e dal sentirsi profondamente coinvolti dall’incontro con Lui.
È proprio da questa risposta che prende forma la comunità. Non si tratta semplicemente di tante persone che camminano insieme ma restano separate, bensì di una comunità autentica che condivide un unico cammino. La comunità nasce dalla decisione personale di ciascuno di rispondere alla chiamata del Signore, di impegnarsi a vivere quella corresponsabilità che la Chiesa delle origini ci ha consegnato come testimonianza. È così che si costruiscono le comunità.
Anche per noi questo è vero: la pace che il Signore ci annuncia e ci dona è una pace che siamo chiamati a portare agli altri, a partire proprio dalla costruzione della comunità. Una comunità che nasce dalla scelta di vivere ogni giorno il Vangelo: in famiglia, nei luoghi lavoro, con gli amici, in parrocchia, nelle associazioni e in tutti gli ambiti della nostra vita. Non perché ne siamo capaci da soli, ma perché ci affidiamo e confidiamo nel Signore Risorto, che cammina al nostro fianco, ci sostiene e si rende presente in ciascuno di noi. Così possiamo continuare ad accoglierlo ed essere una risposta viva.
Questa prospettiva può diventare per noi anche un’occasione concreta: non solo per costruire, ma per riconoscerci parte di una comunità più grande, una “comunità di comunità”.
Una Chiesa particolare che ci chiama a essere attivi e partecipi nei momenti di comunione vissuti dalle due diocesi (Velletri-Segni e Frascati) in un cammino condiviso, fatto insieme. In questo senso, la prossima veglia di Pentecoste interdiocesana dal titolo: “Spirito Santo, rendici operai di pace”, rappresenta un esempio concreto.
Sarà sabato 23 maggio alle ore 21.00 a Frascati nella Cattedrale di San Pietro. Vuole essere un’ulteriore occasione per ritrovarsi in quella famiglia che si riconosce tale perché è composta da persone che vogliono esporsi in modo concreto alla luce dello Spirito Santo per l’edificazione del Regno di Dio.
Buon cammino.
Stefano Russo, vescovo di Velletri-Segni e di Frascati
[1] Il Sepolcro vuoto (Mt 28,1): Maria di Magdala e l’altra Maria vanno al sepolcro all’alba. L’Angelo rassicura le donne (Mt 28,5-7): Gesù, il crocifisso, è risorto e le invita a guardare il Sepolcro vuoto, dicendo di avvisare i discepoli. L’incontro con il Risorto (Mt 28,8-10): Le donne lasciano il Sepolcro con timore e gioia. Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Salute a voi”. Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. L’invio in Galilea (Mt 28,10): Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”. L’incontro con i discepoli (Mt 28,16-20): gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano. E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.



