Enciclica Magnifica Humanitas: Un pensiero dinamico fedele al Vangelo. La prima metà del Capitolo I di Magnifica Humanitas (nn. 17-27)

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Nella prima metà del primo capitolo dell’enciclica, il Papa dedica i paragrafi 17-27 a una questione preliminare e decisiva: come la Chiesa intende leggere e accompagnare le trasformazioni del nostro tempo. Questa prima metà del Capitolo I costituisce la chiave di tutto il documento, poiché riprende il cammino magisteriale della Chiesa in merito alla dottrina sociale.

Al n. 17 il Pontefice dichiara con chiarezza l’intento del capitolo:

«In questo primo capitolo intendo ripercorrere, in modo sintetico, il cammino attraverso il quale la Dottrina sociale della Chiesa ha preso forma nel Magistero recente dei Papi e del Concilio Vaticano II, per metterne in luce il carattere dinamico. In ogni epoca, infatti, le res novae (cose nuove) sollecitano questo insegnamento a misurarsi con le domande della storia alla luce della Verità rivelata. Perciò anche l’intelligenza artificiale va compresa non come un’appendice tematica, o come un’emergenza da gestire, ma come una trasformazione che interpella dall’interno le categorie della Dottrina sociale e ne domanda un ulteriore sviluppo, nella fedeltà al Vangelo» (Magnifica Humanitas, 17).

Il punto è che l’IA non è un tema da aggiungere all’elenco delle questioni sociali, ma una realtà che obbliga il magistero a confrontarsi e ad esprimersi, nella luce perenne del Vangelo e della Tradizione.

Subito dopo, al n. 18, Leone XIV previene un possibile fraintendimento:

«Senza tale precisazione, la Dottrina sociale rischierebbe di apparire come un’ingerenza indebita in questioni temporali o come un codice etico esterno da applicare dall’alto. In realtà essa scaturisce da una Chiesa che cammina con l’umanità, riconosce l’autonomia delle realtà terrene e la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica e, proprio per questo, ambisce a servire il bene comune» (ibid., 18).

In realtà, ogni qualvolta si presentano nuove questioni la Chiesa è chiamata ad affrontarle non semplicemente richiamando i principi già conosciuti nei confronti della società, ma cercando di camminare con quest’ultima, accogliendone le istanze, riconoscendone gli eccessi e indicando, con carità, la via da seguire alla luce del Vangelo. Qui emerge con forza la lezione del Concilio Vaticano II, infatti al n. 19 la Chiesa è presentata come «segno di unità per l’intera famiglia umana», per cui essa non può considerarsi estranea ai dinamismi della società, ma «partecipa con impegno ai percorsi attraverso cui la società stessa cresce e si organizza».

Il n. 20 richiama poi uno dei testi più importanti di Gaudium et spes (n. 36): «Se per autonomia delle realtà terrene si vuol dire che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri […], allora si tratta di una esigenza d’autonomia legittima». (Magnifica Humanitas, 20, citando Gaudium et spes 36). La Chiesa si pone «accanto al mondo senza sovrapporsi ad esso» né confondersi con esso, perché la creazione porta impressa una bontà originaria che va custodita e fatta maturare, dunque è qui il ruolo del magistero: riconoscere quanto vi è di buono (che viene dal Creatore) e illuminare le ombre presenti in ogni società umana. La Chiesa non pretende, quindi, di sostituirsi allo Stato; interviene imitando il buon Samaritano, «con discrezione e prossimità», consapevole che l’aiuto immediato non può diventare norma permanente. Il n. 22 chiude questa sezione con un altro richiamo decisivo, infatti citando ancora Gaudium et Spes 44, afferma: «Dovere di tutto il Popolo di Dio, soprattutto dei pastori e dei teologi, con l’aiuto dello Spirito Santo, ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari linguaggi del nostro tempo, e saperli giudicare alla luce della Parola di Dio».

Tale ascolto non è un esercizio sociologico ma discernimento, ovvero un processo spirituale per riconoscere nel mondo sia i segni della presenza di Cristo, ma anche quelle ombre e derive che hanno bisogno di essere illuminate e corrette. 

Nell’ultima parte di questa sezione, a partire dal n. 23, si apre una parte sul dialogo con le scienze umane, che la Chiesa considera «preziosi alleati» che cercano sinceramente «la verità, la bontà e la bellezza». Questo dialogo non indebolisce il Vangelo: lo rende più capace di illuminare la concretezza della storia. In questi paragrafi Leone XIV non parla ancora di temi come l’IA o altre tecnologie o urgenze di questo tempo, ma stabilisce il terreno sul quale tutto il resto dell’enciclica potrà procedere e che vedremo passo passo. Pertanto, è chiaro che la Dottrina sociale non è un prontuario di soluzioni tecniche né un sistema ideologico da imporre dall’esterno, è invece un cammino di discernimento comunitario, una teologia della comunione nella storia, naturalmente sempre con i principi fondamentali, che vengono dal Vangelo e dalla Tradizione, ben fermi come punti di riferimento.

Questa prima metà del Capitolo I è, in fondo, un invito a stare dentro la storia con gli occhi aperti e il cuore libero, non per dominarla, ma per accompagnarla con la luce di Nostro Signore Gesù Cristo al fine di custodire ogni dono che ci ha dato.

Giorgio Focardi

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