II domenica del tempo ordinario (Gv 1,29-34): Ecco l’Agnello di Dio

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Giovanni il Battista continua ad accompagnare gli inizi del ministero pubblico di Gesù supportando la sua missione e facendosi accompagnatore di coloro che ne sono i destinatari. Nell’esperienza personale di nuovi inizi, specialmente nella nostra vita ecclesiale, è importante affidarsi a maestri che hanno fatto esperienza intima di Dio, che costantemente ci aiutino a compiere i primi passi o anche a rimettere Gesù al centro della nostra vita.

Questi è additato come l’agnello di Dio che toglie (o anche “che porta”) il peccato del mondo. Attraverso questa prima confessione cristologica del vangelo di Giovanni è già preannunciata la morte oblativa ed espiatoria del Figlio dell’uomo, poiché essa evoca il destino del servo di Adonai (Is 53,7): «era come agnello condotto al macello». Richiama, inoltre, l’agnello pasquale, simbolo della redenzione, della salvezza del popolo d’Israele: con la pasqua di Gesù, infatti, si compie la redenzione eterna e universale, la liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte.

L’agnello era offerto a Dio quotidianamente in sacrificio al Tempio di Gerusalemme e, in maniera speciale, in occasione della festa di Pasqua. Di Gesù si dice che egli è l’agnello di Dio, un agnello che appartiene a Dio: con Lui, si genera, dunque, un movimento opposto a quello del culto ordinario. Anziché l’uomo, è Dio soggetto di un dono, che offre qualcosa all’uomo, la cosa più cara che possiede, il suo unico Figlio e, in lui, sé stesso. In tal modo Dio si rivela non come la divinità che necessita di offerte, di doni, per essere placata, ma come un padre che non pretende, che viene incontro all’uomo per offrirsi a lui.

Questo agire di Dio è primordiale, precede qualsiasi missione e qualsiasi testimonianza, persino quella del Battista. Questi accoglie la missione di preparare la manifestazione del Messia ad Israele pur ignorando la sua identità, nonostante tanti elementi non fossero stati rivelati. Ciò costituisce un invito a fidarsi di Dio anche se non tutto nel cammino spirituale è chiaro, ad abbracciare la propria chiamata anche se il cammino e la meta sono avvolti dall’indeterminatezza.

Nella teofania del Battesimo Giovanni accoglie una rivelazione più grande delle proprie aspettative, non limitata alla scoperta dell’identità del Messia. Egli può contemplare l’irruzione piena dello Spirito Santo e la comunione di amore della Trinità. Può accogliere la conoscenza dell’amore infinito riversato su Gesù, che lo manifesta al mondo come Figlio di Dio, pregustando la promessa di un battesimo di fuoco e di spirito per tutti coloro accoglieranno la sua Parola.

Articolo di fra’ Antonio Violante, ofm

Link al testo evangelico e alle letture domenicali

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