Ditemi quale è la vostra disperazione, il vostro pessimismo, sconforto, la vostra sfiducia, delusione o amarezza? Allora non rimane altro da fare che inginocchiarsi su quel monte Tabor e dal profondo del cuore gridarlo a Dio. Dal silenzio inquietante e misterioso udrai una voce come parola d’amore consolante che cercavi da sempre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo» (Mt 17,5).
Tu sei quel figlio! Così queste parole dette per lui, nel nostro battesimo valgono anche per noi! Nel volto di Cristo è presente il nostro, al punto tale che siamo amati in modi diversi ma unici e in pienezza.
Non c’è zona d’ombra che non sia raggiunta da quella luce!
Lo ascoltiamo e quella parola non risuona solo come parola rassicurante, ma dichiarazione d’amore e per questo trasfigura l’amato nell’amante. Quando avviene? Quando il nostro vissuto è nella speranza cioè nel desiderio che accada qui, ora… sempre.
È la speranza che opera la nostra trasfigurazione perché si diviene ciò che speri! Ho incontrato palestinesi, ebrei, missionari nelle loro terre di guerra… nonostante una motivata disperazione, nel loro volto c’era ottimismo perché la speranza non la può uccidere nessuno. Un giorno un detenuto mi chiese: “c’è un futuro per me?”, gli risposi: “finchè c’è qualcuno che ti ama Si! È il tempo che tu veda che qui dentro c’è uno che ti dice «io mi compiaccio di te, mi piaci così come sei!»”.
Ecco perché il Tabor è un fatto insostituibile. Ogni goccia del sangue di Gesù nel Getsemani è versata per amore, e grazie alla speranza del Tabor.
Amati così non c’è nessuna desolazione che possa permanentemente abitarci! “Guardate a lui e sarete raggianti” (Sal 33). Si tratta di avere uno sguardo contemplativo, cioè di saper guardare oltre e in profondità. Lo sguardo inizialmente è attratto da un interesse, da una apparenza che suscita curiosità e un senso di meraviglia piacevole.
Spesso le relazioni d’amore nascono in questa confusione. Si pensa che tutto sia lì in questa piacevole attrazione. Poi si inizia a calcolare faremo questo o quello… ma si evita di parlare di un progetto di vita! Con il tempo l’amore si trasforma in dolore, non ci si capisce più niente e si cerca un’altra attrazione o una fuga! Lo sguardo d’amore non deve fermarsi alla superficie ma entrare nel cuore dell’altro e vedere che sei lì presente.
Bisogna salire sul Tabor, cioè prendere le distanze da ciò che ci assorbe e assumere una prospettiva del tutto nuova. La fede ci fa ricercatori di senso, di verità… e solo guardando a Lui, cioè dentro il suo cuore ci sorprenderemo di essere lì dentro. Come Gesù scopriremo di essere nel cuore di Dio, siamo il suo desiderio! Che cosa meravigliosa… l’eucarestia è una trasfigurazione permanente. Da questo sguardo ne usciamo trasfigurati, raggianti di gioia e alla sua luce ora vediamo la luce.
fra’ Andrea Stefani



