Il cammino quaresimale è una purificazione degli occhi, una guarigione dalla cecità morale e spirituale. La conversione è cambiare modo di vedere la realtà che ci circonda. Ma prima ancora di questa consapevolezza siamo noi ad essere guardati da Gesù, ad essere oggetto della sua attenzione, ad accogliere il suo passaggio nella nostra vita che guarisce nel corpo e libera dalla paura e dal ricatto del peccato.
Egli è l’Inviato del Padre a portare la luce nel mondo e riempire del suo splendore l’esistenza di chi lo accoglie, ma anche a smascherare l’inganno di una religiosità presuntuosa e senza amore, com’è quella dei farisei.
L’incontro con Gesù porta il cieco a intraprendere un cammino progressivo di fede, senza che sia Gesù ad imporsi. Egli dichiara inizialmente di essere stato guarito da “l’uomo Gesù”, poi da “un profeta”, da un maestro, da “uno che viene da Dio”, infine dal “Figlio dell’uomo”, dinanzi al quale si prostra. Così egli diviene discepolo e la sua scelta comporta la presa di distanza da parte dei genitori e l’espulsione dalla sinagoga, riservata a coloro che riconoscevano in Gesù il Cristo.
La guarigione del cieco è simbolo del passaggio dall’incredulità alla fede e pertanto richiama il sacramento del Battesimo, appellato dai primi cristiani anche “illuminazione”. La simbologia dell’acqua, già presente nell’episodio dell’incontro con la donna samaritana, è qui presente nella purificazione avvenuta alla piscina di Siloe.
Le meraviglie di Cristo potranno manifestarsi nella nostra vita soltanto se riconosciamo, per quanto aderenti alle verità evangeliche, di essere ciechi, di aver bisogno ancora di essere guariti nello sguardo, traviato a seguito dei nostri peccati. Lo scontro tra il cieco e i farisei ci mette in guardia da un rischio possibile: considerarci “vedenti” ovvero autosufficienti, capaci di valutare e giudicare nella verità e senza parzialità, non bisognosi della relazione con Dio, non consapevoli della costitutiva creaturalità e fragilità. Questo atteggiamento rende impermeabile il cuore dei farisei al riconoscimento dei segni operati da Gesù e per questo permangono nella loro cecità spirituale.
fra’ Antonio Violante, ofm



