La flagellazione di Cristo di Piero della Francesca: Gli ultimi angosciosi anni dell’Impero Cristiano d’Oriente

Condividi l’articolo per farlo conoscere

Del celebre dipinto (tempera su tavola, 58,4 x 81,5 cm) denominato “La flagellazione di Cristo”, conservato nella Galleria Nazionale di Urbino, non si sa con certezza né il vero titolo (che forse era “Convenerunt in unum”, come si leggeva sulla cornice ormai scomparsa) né la datazione (che, secondo gli studiosi oscilla tra il 1444 e il 1472) né la committenza né la destinazione d’origine. Con certezza se ne conosce l’autore, Piero della Francesca (1412-1492), poiché sotto il personaggio seduto si legge “OPVS PETRI DE BVRGO SCI SEPVLCRI”. Problemi ancora maggiori ha suscitato nel tempo e tuttora suscitano la composizione dicotomica della scena, la doppia ambientazione, i personaggi rappresentati, i rinvii storico-teologici, i simbolismi, i rapporti spaziali, i colori e la luce, gli evidenti rapporti geometrico-matematici, la sezione aurea e la prospettiva per cui sono molteplici e spesso inconciliabili fra loro le tante interpretazioni che ne sono state date.

Noi proviamo a fornire la nostra, allineata alquanto alla più condivisa fra gli studiosi, senza addentrarci negli aspetti più specificamente tecnici, di competenza di specialisti.

Il Cristo è legato a una colonna al di sopra della quale si erge una statua dorata rappresentante Elios-Costantino: la stessa che Costantino fece erigere a Costantinopoli nel 328 in suo onore e a ricordo della “Nuova Roma” e nuova capitale dell’Impero Romano. Dunque, la scena che dovrebbe svolgersi nel pretorio di Pilato a Gerusalemme, si svolge invece a Costantinopoli. Quindi, il personaggio seduto non può essere Pilato: è, invece, l’imperatore bizantino Giovanni VIII Paleologo, riconoscibile sia simbolicamente dai calzari di porpora sia da una celebre medaglia in bronzo di Pisanello.

La flagellazione di Cristo è messa quindi in relazione agli ultimi angosciosi anni dell’Impero Cristiano d’Oriente. Il che è confermato dalla presenza del personaggio di sinistra (nella scena di destra) in discussione con gli altri due: è il monaco basiliano Bessarione, metropolita di Nicea, la più eminente e la più dialogante delle 700 alte personalità venute in Italia con l’imperatore di Bisanzio per partecipare al Concilio di Ferrara, poi trasferito a Firenze (1437-1439). Cattolici latini e Ortodossi greci convenerunt in unum con l’intento religioso dell’unificazione delle due Chiese che si erano separate con lo scisma del 1054 e con quello politico di ottenere dall’Occidente l’indizione di un’ultima Crociata contro i Turchi Ottomani che avevano ormai ridotto il glorioso impero bizantino in un fazzoletto di terra. Ma proprio questo secondo intento rendeva debole fino ad essere arrendevole anche sul piano religioso la parte bizantino-ortodossa poiché era quella che aveva bisogno urgente dell’aiuto dell’Occidente e quindi doveva accettare le condizioni che il potere politico dell’Occidente e quello religioso della Chiesa di Roma imponevano.

Le vischiose “trattative” sul piano teologico approdarono a compromessi che si dimostreranno ben presto astrusi ed effimeri: sulla faccenda della processione dello Spirito Santo dal Padre o anche dal Figlio (che era stato il più grave dissenso teologico che aveva portato allo scisma del 1054) gli Ortodossi dovettero dire che essi, nominando solo il Padre (τὸ ἐκ τοῦ Πατρὸς ἐκπορευόμενον) non intendevano escludere il Figlio e i Cattolici se la cavarono col sostenere che con il loro “qui ex Patre Filioque”intendevano dire “dal Padre attraverso il Figlio”! Sulla faccenda del Purgatorio, gli Ortodossi furono costretti ad accettare quella che era una tradizione cattolica elaborata e diffusa in epoca medievale. Sul piano liturgico fu ammesso che la consacrazione era valida sia che si usasse il pane azzimo che quello fermentato. Infine, il papa di Roma pretese che gli venisse riconosciuto quel primato sulla Chiesa universale che gli era sempre stato negato: in ordine gerarchico seguivano il Patriarca di Costantinopoli, poi quello di Alessandria, poi quello di Antiochia e infine quello di Gerusalemme. [1]

Il 6 luglio 1439 sotto al testo latino della bolla “Laetentur caeli” apposero sollecitamente e con soddisfazione le loro firme il papa Eugenio IV e quanti della Chiesa latina erano stati presenti (71 fra vescovi e cardinali, 4 Generali di Ordini e 40 abati); il testo greco «Ας αγαλλιάσουν οι ουρανοί» fu sottoscritto dall’imperatore Giovanni VIII e con molte perplessità e non convintamente da 32 patriarchi e metropoliti presenti, ad eccezione di Marco di Efeso che si rifiutò categoricamente di farlo sostenendo che quegli accordi non potevano essere né accolti né mantenuti. E così fu in effetti: al ritorno nelle loro sedi patriarchi e metropoliti trovarono clero, monaci e popolo ostinatamente ostili a quanto era stato deciso a Firenze, al punto che molti non osarono neppure annunciare quello che si era fatto. Quando Isidoro di Kiev tornò a Mosca, la Chiesa russa ne approfittò per dichiararsi autocefala rispetto a Costantinopoli. Solo Bessarione era rimasto a Roma e fu fatto cardinale, il che fu stigmatizzato dai Greci come un tradimento. Nel frattempo, il Papa nel 1443 aveva indetto la crociata, alla quale presero parte solo Polonia e Ungheria via terra e Borgogna e Venezia via mare. Lo scontro decisivo avvenne il 10 novembre 1444 a Varna (attuale Bulgaria) e l’esercito cristiano fu severamente sconfitto. Soltanto nel 1452, nella Cattedrale di Santa Sofia in una Costantinopoli assediata dai Turchi, fu pubblicato il testo dell’Unione, in un ultimo disperato tentativo di ottenere aiuti militari dall’Occidente. Troppo tardi: il 29 maggio del 1453 Costantinopoli fu presa dai Turchi e l’Impero Bizantino cessò di esistere.

La bolla papale dell’Unione finì in una bolla di sapone. I due carnefici – alias la Chiesa latina e la Chiesa greca – continuarono a flagellare il Cristo sotto lo sguardo impotente dell’imperatore bizantino e quello che dobbiamo immaginare soddisfatto di Maometto II che ci volta le spalle, mentre continua il dialogo fra sordi dei tre personaggi alla destra del dipinto.

Ciro Gravier


[1] Quest’ultimo punto era preso di sana pianta dalla “Donazione di Costantino” di cui proprio in quegli anni Lorenzo Valla, in maniera storicamente e filologicamente inconfutabile, dimostrava la falsità. Ma il suo lavoro fu pubblicato solo nel 1517 (peraltro in ambiente protestante), mentre la Chiesa lo mise all’Indice dei libri proibiti in quanto “pericoloso per la fede”. Gli altri punti erano stati già trattati nel Secondo Concilio di Lione del 1274, dove gli Ortodossi furono trattati dai Cattolici in maniera assai poco cristiana, tanto che Paolo VI 700 anni dopo riconoscerà che “non fu data alla Chiesa greca la facoltà di esprimere liberamente il proprio parere. I latini infatti scelsero il testo e le formule che riproducevano la dottrina ecclesiologica elaborata e composta in occidente”.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuole restare aggiornato sui prossimi contenuti può iscriversi alla newsletter seguendo questo link.






Iscrizione newsletter

Inserisci nel campo sottostante l’indirizzo email a cui vuoi che vengano inviati i messaggi della newsletter.

Iscrivendoti alla newsletter accetti che i dati inseriti vengano trattati e conservati per l’invio di email riepilogative degli ultimi contributi pubblicati su questo sito e, in generale, accetti la privacy policy di questo sito. Nel caso di ripensamento è possibile trovare il link per la cancellazione nei messaggi che verranno inviati periodicamente.

Ultimo numero del bollettino mensile

Ecclesia marzo 2026

Link utili

Santa Sede
Conferenza Episcopale Italiana
Osservatore Romano
Avvenire
Vatican News
Servizio Informazione Religiosa

Contatta la redazione






Iscrizione newsletter

Inserisci nel campo sottostante l’indirizzo email a cui vuoi che vengano inviati i messaggi della newsletter.

Iscrivendoti alla newsletter accetti che i dati inseriti vengano trattati e conservati per l’invio di email riepilogative degli ultimi contributi pubblicati su questo sito e, in generale, accetti la privacy policy di questo sito. Nel caso di ripensamento è possibile trovare il link per la cancellazione nei messaggi che verranno inviati periodicamente.

Ultimo numero del bollettino mensile

Ecclesia marzo 2026

Link utili

Santa Sede
Conferenza Episcopale Italiana
Osservatore Romano
Avvenire
Vatican News
Servizio Informazione Religiosa

Contatta la redazione