Contesto storico
La storia dell’icona della Madonna delle Grazie della Cattedrale di San Clemente I p.m. a Velletri è molto complessa e lacunosa, dalla provenienza alla committenza.
Tuttavia, grazie alle informazioni ottenute, sono state avanzate due ipotesi: secondo la prima, l’Immagine è dono di un prelato greco al vescovo di Velletri, Giovani II, in occasione del Concilio romano del 732, sotto Gregorio III; la seconda ipotesi, invece, individua l’origine dell’Immagine in un’abbazia distrutta dai Saraceni nel 1300, i quali costrinsero i monaci della suddetta abbazia a fuggire verso Velletri, portando con sé l’icona della Madonna e quella del SS. Salvatore. A dare maggiore attendibilità a quest’ultima tesi ci sono diversi elementi, tra cui l’antichità delle immagini, la loro origine greca, l’incendio dal quale le opere furono salvate e il titolo di abbazia rimasto alla loro prima cappella, il quale richiama esplicitamente il monastero di San Eleuterio a Tiberia (vicino l’odierna Cisterna di Latina).
Se da un lato le informazioni sull’origine dell’opera sono enigmatiche, quelle inerenti al titolo sono accertate dagli archivi della Cattedrale di San Clemente. Infatti, il titolo “delle Grazie” nasce, com’è intuibile, proprio dalle molteplici grazie che il popolo veliterno ha ricevuto nei secoli di culto a Lei rivolti. Tale era la devozione riposta nella Madonna delle Grazie, che nel 1807 è stata elevata a Protettrice e Patrona di Velletri, e successivamente della diocesi tutta. Quando l’Immagine arrivò alla Cattedrale di San Clemente venne posta provvisoriamente davanti a una colonna, e malgrado ciò le fonti ci mostrano che fin dagli inizi l’Immagine godette di una pubblica venerazione, al punto da ottenere l’iscrizione latina a lettere capitali che recita: Mater divinae gratiae ora pro nobis.
prima di proseguire, sembra giusto esplicitare che il seguente contributo è finalizzato a rendere nuovamente pubblica devozione a Maria Ss., ma soprattutto a cercare, per quanto possibile, nei limiti delle competenze e capacità di chi scrive, di non far smettere mai la ricerca su questa meravigliosa icona.
Devozione e culto
Nel 1607, su richiesta del popolo di Velletri, all’appena insediato cardinale Domenico Pinelli, iniziarono i lavori all’interno della Cattedrale per la costruzione di una cappella privata della Madonna delle Grazie, la quale fu portata a termine intorno al 1636 e nello stesso anno fu anche indetta dal Consiglio Comunale una festa solenne per la Madonna delle Grazie, che sarebbe stata festeggiata la prima domenica del mese di maggio. Successivamente, nel 1682 venne ratificata la richiesta del Capitolo della Cattedrale di ottenere per l’Immagine della Madonna una corona d’oro, la quale fu consegnata dal delegato del Capitolo Vaticano Giulio Ricci il 2 Maggio. Nei secoli, quando Velletri era una città libera e rurale, tale era la profonda devozione e il granitico legame instaurato tra il popolo veliterno e la Sacra Immagine, che il Capitolo della Cattedrale pronunciò le seguenti parole: <L’Immagine è approvata per antica e prodigiosa in ottenere da Dio le grazie e specialmente nel sedare le tempeste, concedere nella siccità le acque bisognevoli alle campagne ed a suo tempo debito la serenità dell’aria…>.
Committenza e artista
Le informazioni sulla committenza così come sull’artista di questa icona sono pressoché nulle e le poche presenti sono fuorvianti e incerte. Tuttavia si può comprendere il livello culturale e sociale del committente attraverso un raffinato dettaglio che passa sempre in sordina, ossia il posizionamento dei piedi del Bambino: le gambe formano una croce. Infatti, è un particolare che non può essere frutto della creatività artistica dell’autore né tanto meno della casualità, e quindi è imputabile solo al committente stesso dell’icona. Il dettaglio si carica di un significato prettamente cristologico, come se nell’icona si stesse svolgendo tutta la vita di Gesù contemporaneamente, poiché è compresente l’inizio e la fine, la vita e la morte, la nascita e la crocefissione. Il committente, dunque, doveva essere un uomo dalla profonda e sapiente conoscenza della Scrittura e delle dottrine cristologiche.
Madonna
La Sacra Immagine della Madonna delle Grazie è dipinta su due grandi tavole di noce unite come fossero una e misura 1,5 m x 0,71 m. L’usura del tempo ha portato a incastrare le due metà in un tavolone di rovere e a fissarle con delle rozze grappe di ferro, le quali sono state successivamente sostituite per rendere l’Immagine più leggera e quindi facilitarne anche il trasporto durante le processioni.
L’icona propone una canonica iconografia della Theotókos assisa in trono con il Bambino in braccio e si stagliano abbastanza frontalmente su un fondo d’oro, creando una composizione che trascende il tempo per il suo messaggio universale di amore materno per il proprio figlio. La Vergine indossa una veste di rosso corallo e il maphórion blu scuro, impreziosito da finissimi ricami in oro sulle estremità, che la cinge da capo a piedi. Proprio dal maphórion della Madonna emergono con eleganza i dettagli anatomici del corpo come si nota dalle gambe su cui posa il Bambino. Il volto è assorto in una calma tipica dell’iconografia mariana, rispecchiando un espediente tipico dell’arte sacra finalizzato a facilitarne l’instaurarsi di un rapporto personale e intimo con l’Immagine. Difatti, gli occhi della Vergine cercano quasi esplicitamente un riscontro nel mondo esterno, un contatto con l’osservatore o col fedele che diventano interlocutori. Infine, i lineamenti del volto sono sottilissimi e gli incarnati sono curati da tenui passaggi di tono del rosa e del rosso specialmente sulle gote.
Bambino
La raffigurazione del Bambino rispetta il canone iconografico poiché assume delle pose poco naturali, con la destra benedice e con la sinistra impugna il globo aureo. Egli indossa una veste di un azzurro diafano e riccamente decorata da preziose rifiniture d’oro. Lo sguardo, come già detto della Vergine, tende alla ricerca degli occhi dello spettatore o del fedele.
Iconografia
A primo impatto l’Immagine della Madonna con Bambino su fondo oro, anche per un occhio esperto, sembra ricalcare il prototipo dell’icona bizantina. In realtà l’Icona della Madonna non è da ricondurre al filone della Madonna Odigìtria, (dal greco Ὁδηγήτρια, “colei che indica la via” o “guida”), una particolare iconografia mariana bizantina che trova grande diffusione anche nell’arte russa e nell’Italia meridionale. Per l’appunto, grazie a un confronto iconografico diretto con altre opere coeve dell’arte bizantina si nota che mentre in queste ultime il Bambino tiene nella mano sinistra il Rotolo della Legge, rappresentato da una pergamena chiusa o un rotolo, nell’Icona della Madonna delle Grazie il Bambino tiene il globo aureo. Inoltre, nonostante nella maggior parte delle opere la Madonna utilizzi la mano destra per “indicare la via”, quella veliterna utilizza la sinistra in un gesto che sembra più una carezza che un’indicazione.
Conclusione
L’icona nel suo complesso richiama da una parte l’amore di Gesù per noi tutti e dall’altra l’amore di Maria per Suo Figlio. Inoltre lo spettatore è coinvolto dalla serenità scolpita nel volto di Maria che trasmette l’archetipo dell’obbedienza, della speranza e della fede in Gesù.
Federico Cavola



