Manifestazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro (Colleferro): Proteggere la vita e la dignità dei lavoratori

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L’iniziale breve pioggia non ha scoraggiato gli organizzatori e i partecipanti che sabato 7 febbraio, nella città di Colleferro in provincia di Roma, a partire dalle 10.30, hanno dato vita alla manifestazione “Mai più morti sul lavoro” promossa dai sindaci di Artena, Silvia Carocci e di Colleferro, Pierluigi Sanna. Una pacifica seppur ferma protesta popolare contro i troppi incidenti sul lavoro che stanno colpendo i nostri territori e l’Italia tutta.

La manifestazione si è svolta proprio nel giorno del 97° anniversario dello scoppio nel reparto tritolo della fabbrica Bpd di Colleferro che causò la morte di quattro operai; tragico preludio al più devastante scoppio, nel medesimo stabilimento, che solo nove anni dopo, il 29 gennaio 1938, causò sessanta morti e oltre 1500 feriti.

Una manifestazione unitaria, al di là di ogni simbolo, colore e bandiera, con numerosi sindaci del territorio, o loro rappresentanti, con indosso la fascia tricolore, che può dunque inquadrarsi in una protesta contro le difficoltà delle Istituzioni che, alla luce dei fatti, dopo quasi un secolo da quelle tragedie e nonostante le ormai rituali costernazioni negli anniversari o al verificarsi, si potrebbe dire, quotidiano di “morti bianche” (1.090 nel 2024, 1.093 nel 2025, superano le cinquanta quelle nei primi due mesi del 2026), non riescono a porre fine o quantomeno determinare una drastica diminuzione, agli infortuni e ai lutti tra i lavoratori, vera spina dorsale della società. Un insopportabile, mortale stillicidio a fronte del quale si fa molta fatica ad imprimere un deciso giro di vite; non tanto alle norme sulla sicurezza, che del resto ci sono, quanto ai controlli, affinché le regole vengano rigorosamente applicate. Alla verifica se gli incentivi previsti per l’antinfortunistica e la salubrità nei luoghi di lavoro vengano realmente investiti e se ai lavoratori venga impartita un’adeguata formazione.

La manifestazione composta e silenziosa, partendo dai giardini “Don Nicola Fontana” e passando per via Romana è giunta in piazza Italia, cuore di Colleferro. Qui, da un palco allestito ai piedi del Municipio, hanno preso la parola rappresentanti delle Istituzioni, della Chiesa e delle organizzazioni sindacali; ma anche familiari delle vittime che, commossi, hanno voluto lanciare un accorato appello affinché nessuno debba più aspettare invano un familiare uscito di casa per recarsi al lavoro.

La sindaca di Artena Silvia Carocci, è stata la prima a salire sul palco: ha voluto, fra l’altro, sottolineare la concomitanza della manifestazione con l’anniversario dello scoppio del 1929 e ricordare che lo scorso 13 gennaio, a Colleferro, nella zona industriale in località Piombinara, è deceduto per un incidente sul lavoro Erri Talone, un cittadino 41enne di Artena, lasciando moglie e due figlie.

Nel corso del suo intervento, il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna ha evidenziato come, nonostante siano passati quasi cento anni dallo scoppio del ’29, non si sia ancora smesso di morire sul posto di lavoro: «Due morti in pochi mesi non li avevamo dagli anni ’70», ha detto alludendo a Erri Talone (ricordato dalla sindaca Carocci) e a Sergio Albanese, operaio edile di 66 anni, morto a Colleferro lo scorso 7 luglio precipitando dalla piattaforma sulla quale stava lavorando. Sanna ha poi sottolineato l’importanza di ammodernare il parco macchine, di avere un’idonea formazione professionale e degli incentivi che a tali fini lo Stato non deve far mancare alle aziende.

Tra i partecipanti alla manifestazione anche Stefano Russo, vescovo delle diocesi di Velletri-Segni e Frascati, il quale, dal palco, ha ricordato anche lui la tragedia del ’29; riflettendo poi sul fatto che «ci ritroviamo ogni giorno davanti a una realtà che ferisce da troppo tempo comunità e famiglie: gli incidenti e le morti sul lavoro. Questa giornata ci invita a non restare spettatori». Ha affidato al Signore le anime di Sergio, di Erri e di tutti coloro che hanno perso la vita sul lavoro. «Parlare di sicurezza sul lavoro – ha concluso il vescovo – significa parlare di rispetto per la persona».

Giovanni Zicarelli

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