Uscire con il sole sul viso e rientrare con il ghiaccio per strada. Lunedì 29 dicembre dello scorso anno. Quattro ore di studi pasoliniani. “Pasolini e la trasformazione dell’Italia – Dalla poesia del paesaggio alla realtà della modernità” è stato un convegno che si sarebbe potuto altresì intitolare, o quantomeno sottotitolare, “Pasolini come non l’avete mai visto”. Il tutto attraverso i magistrali interventi di illustri relatori all’interno di una bellissima e gremitissima Biblioteca comunale “Riccardo Morandi” a Colleferro in piazza dei Cosmonauti.
Con inizio alle 15:30, ci sono stati innanzitutto i saluti istituzionali del sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, del presidente del “Comitato Pasolini 100” Giulio Ferroni e, in collegamento video, del presidente del “Centro Studi Pasolini” Marco Salvadori.
A seguire, la prima sessione di studi, presieduta dal prof. Rino Caputo (insieme al prof. Ferroni, uno dei maggiori italianisti del Paese), con gli interventi dello stesso Caputo (La poesia dei luoghi: natura, radici e sguardi sull’Italia contadina) che annuncia altresì un fuori programma: la soprano Michela Marconi, presente in sala, canta mirabilmente, senza strumenti ad accompagnarla, Cosa sono le nuvole, commento musicale a Che cosa sono le nuvole?, quarto episodio, per la regia di Pasolini, del film a episodi Capriccio all’italiana (1968). È quindi la volta della prof.ssa Maria Antonietta Garullo (Tra lirismo contadino e natura: per una lettura de “Il sogno di una cosa”) che legge, disquisendone, alcuni passi de Il sogno di una cosa, il primo romanzo di Pier Paolo Pasolini (scritto nel 1949-50 ma pubblicato solo nel 1962). Segue l’intervento del prof. Angelo Favaro (Idillio erotico campestre negli incompiuti friulani di Pasolini) che in modo articolato ed esauriente pone l’accento su circa 300 pagine, tra a mano e dattiloscritte, di testi scritti dall’intellettuale rimasti come appunti incompiuti. Appunti, conclude Favaro, che è giusto che rimangano tali ovvero che non vengano pubblicati, come, del resto, tutto ciò che di uno scrittore rimane incompiuto. Si tratta di entrare nella sfera privata di qualcuno che per qualche motivo non ha voluto o potuto rendere pubblici quei suoi pensieri. Un’intrusione che può giusto essere consentita ai soli addetti ai lavori, agli studiosi, per cercare di completare il profilo intellettuale del personaggio.
Dopo una breve pausa, inizia la seconda sessione dei lavori, presiede la prof.ssa Paola Populin che inizia con il suo intervento L’irruzione del reale: modernità, industria e visione del presente, durante il quale rivela ai presenti come all’estero Pasolini sia considerato un autentico mito, un rivoluzionario. Il prof. Giulio Ferroni, con il suo intervento I quattro disastri d’Italia, parla quindi: di una memorabile intervista in tv a Pasolini del 1974 per il programma “La forma della città”; dell’introduzione al “Breviario di ecologia” di Alfredo Todisco (1974) che evidenzia un interesse di Pasolini per l’ambiente; dell’articolo “Che cosa sono le lucciole”; della lettera al presidente della Repubblica Giovanni Leone scritta nel 1975, in cui denuncia una mercificazione dell’esistenza, con le persone ridotte ormai a marionette. Un concetto che rimarca in un’intervista rilasciata nel 1975 a Furio Colombo, “Siamo tutti in pericolo”, per il quotidiano La Stampa: non ci sono più esseri umani, solo macchine che sbattono l’una contro l’altra.
Pasolini morirà barbaramente ucciso la notte del 2 novembre 1975 sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia, aveva 53 anni. In Pasolini, conclude Ferroni, non c’era solo un poeta, come diceva Moravia, ma una visione del mondo proiettata nel futuro. La prof.ssa Maura Locantore interviene con Il dialogo con la modernità: la voce civile e lirica di Pasolini su “Vie Nuove” parlando di un autentico dialogo con il lettore sull’Italia che sta cambiando, da cui scaturisce un allarme iniziale al quale seguirà la disillusione del periodo degli “Scritti corsari” (anno di pubblicazione: 1975). Parla infine della lunga risposta di Pasolini ad una lettera indirizzatagli da un minatore della Maremma. Termina il prof. Rino Caputo disquisendo: de “Le ceneri di Gramsci” (1957), in particolare del poemetto d’apertura “L’Appennino” in cui si scopre un Pasolini cantore del paesaggio italiano; del film “Accattone” (1961), che Caputo definisce la migliore produzione del periodo romano, il quale trae spunto da romanzi come “Ragazzi di vita” (1955) e “Una vita violenta” (1959). Uno stile, quello di Pasolini (laureatosi con una tesi su Giovanni Pasoli), da cui emergono contaminazione e contraddizione.
Il sindaco Sanna nelle sue conclusioni ha definito il convegno come occasione splendida, magistrale e impagabile per approfondire la figura di Pasolini poeta, scrittore, regista, intellettuale che può essere senz’altro tutto racchiuso nella definizione di pensatore. Un pensiero talmente profondo, il suo, da fotografare il presente traendone nel contempo conclusioni formidabilmente anticipatrici della società futura.
Articolo di Giovanni Zicarelli



