Testimonianza vocazionale: Un racconto dentro l’esperienza di una vocazione

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Non è mai facile richiamare alla memoria momenti della propria vita quando la distanza del tempo diventa significativa. Credo che il tempo abbia una caratteristica speciale quello di attenuare i ricordi e a volte di ridefinire i contorni … non per un chissà quale insano progetto … semplicemente perché la mente accarezza i ricordi e li legge con gli occhi del presente e facilmente lascia nell’ombra del passato quelle parole, quei gesti … quei sentimenti che hanno fatto quel momento della tua vita. Mi è stato chiesto di tornare indietro e di molto in quel passato che mi vede guardare davanti alla vita e vivere le domande che penso, appartengono a questa meravigliosa e faticosissima età della giovinezza … diplomato e in cammino dentro la facoltà di chimica vivevo le luci e le ombre di questo tempo della vita, dove i sogni devono diventare progetti e i desideri devono diventare impegni che modellano e determinano le scelte della vita.

È vero, è importante il tempo ma credo anche lo spazio sia da mettere in conto in un cammino di discernimento e di approfondimento. Ricordo l’entusiasmo per l’impegno in parrocchia e il desiderio di farlo bene … non basta la buona volontà o la generosità, non dovremmo mai dimenticarlo: come per costruire una solida casa bisogna scendere in profondità con le fondamenta, vincendo la tentazione di sempre che a me, tutto questo scavare in profondità, non serve … sono solido e serio … Quanto è importante, invece, scavare dentro e arricchire con i tesori della conoscenza e della vera sapienza la propria vita. Ricordo di quegli anni la formazione presso l’allora scuola di teologia, un tempo incastrato fra le ore di laboratorio in università e quello rubato al riposo, ma che hanno contribuito a farmi amare di più Chi imparavo a conoscere di più. Tempo questo che arricchiva quel piccolo servizio in parrocchia, e permetteva di farmi entrare nella ricerca di qualcosa in più, di desiderare, di capire Dio nella mia vita … e che cosa voleva da me.

Formazione importante, sevizio necessario … ma bisogna ricordare che quello che cambia che fa la differenza, che permette di illuminare un po’ di più è il cammino dentro … è lo scendere dentro la propria vita … e questo è possibile solo creandosi spazi e tempo personali, ma soprattutto avere l’umiltà di ascoltare … chi il Signore ti pone vicino … e che a te chiede di accoglierlo nella tua vita. Mi viene in mente il momento in cui il profeta Elia dopo la performance sul monte Carmelo e arrivatagli la minaccia della regina Gezabele, decide di mettersi in cammino nel deserto e qui dice il libro dei Re: «4Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. 5Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia!”. 6Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. 7Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: “Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”. 8Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.» (1Re 19,4-8). È bello che il Signore non lasci da solo il suo “profeta” ma invia il suo angelo … il messaggero, colui che parla e parla per chiedergli di fare delle cose, meglio di fare delle scelte: alzarsi, mangiare, mettersi in cammino. Non è facile dar retta, fidarsi di qualcuno, ascoltare veramente chi il Signore ti mette vicino …. Preferiamo ascoltare noi stessi o l’influencer di turno che ti propina atteggiamenti e mode per non essere fuori, ma che difficilmente ti aiuta a scavare dentro di te e camminare nel tuo deserto per arrivare a sentire la voce di Dio per te.

La presenza di un sacerdote, cercata, trovata, ma soprattutto accolta che ha accompagnato il tempo dell’ascolto dentro di me e dell’ascolto di Dio nella preghiera, mi ha permesso di cercare e di mettermi in cammino dentro il mio deserto, di crescere dentro le mie domande … perché? Anche qui, credo che per avere un po’ di luce c’è bisogno di dare tempo. Se vogliamo sentire Dio, bisogna imparare a dare tempo … in quegli spazi e tempi necessari per non essere solo storditi dalle cose ma imparare a conoscerle. Un tempo, come quello di Elia: 40 giorni nel deserto per imparare ad ascoltare il silenzio e i rumori sani della nostra vita, con la grande amica che è la pazienza, vitamina essenziale per andare avanti, come la definiva papa Francesco. Pazienza nel dare tempo … ascoltare … leggere dentro … scavare ci vuole tempo, bisogna amare il tempo della ricerca interiore altrimenti pensiamo che sia solo tempo perso, invece è qui che comprendi, capisci e trovi poi la determinazione per quello che devi poi fare. Quel camminare dentro che arricchisce il fare e lo illumina ancora di più … anche se sempre con la presenza di ombre, che non spariscono né si attenuano.

Imparare poi la cosa più difficile e sconvolgente, che Dio ti parla non nei modi che tu pensi, non con le modalità che ti sei dato per ascoltare Dio … mi piace ancora riascoltare l’esperienza del profeta Elia: «9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”» (1Re 19,8-13).

Sì Elia deve accettare e capire un Dio che lo raggiunge nel «sussurro di una brezza leggera – ק֖וֹל דְּמָמָ֥ה דַקָּֽה – qol demamah daqqah –la voce di un silenzio tenue». È vero il Signore ci raggiunge e ci raggiungerà sempre così … sta a noi non permettere che il rumore del mondo copra la sua voce … che le chiacchiere degli uomini distraggano …. che le effervescenti realtà della vita deconcentrino. Allora e solo allora nell’assenza di rumori, nella preghiera adorante la tenue voce del silenzio con cui parla Dio accompagnerà il nostro camminare dentro la risposta della nostra vocazione.

don Roberto Mariani

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