La pagina evangelica di questa domenica offre ulteriori istruzioni ai Dodici e riflessioni per ciascuno di noi, apostolo del tempo presente. È inserita in una più ampia tematica delle persecuzioni che gli apostoli devono attendersi dal mondo: essi infatti sono inviati come «pecore in mezzo a lupi» (Mt 10,16). Gesù invita a non cedere alla paura poiché prima o poi verrà smascherata la malizia delle azioni di coloro che si oppongono al Vangelo. Anzi, il Signore richiama ad una maggiore insistenza nell’annuncio, una parresia e una determinazione che non devono affievolirsi. L’apostolo deve confidare nel Padre, dal quale è conosciuto nell’interiorità più profonda, per il quale è prezioso più di ogni altra cosa al mondo. Egli deve tenerlo sempre come riferimento saldo, come custode di tutta la vita. A lui è chiamato a guardare, lui solo che ha il potere effettivo sul destino della persona umana poiché gli uomini possono nuocere mortalmente solo al corpo, ma non possono annientare la persona nella sua essenza più profonda.
Il brano si conclude con un avvertimento a non rinnegare la relazione col Signore Gesù ma a confessarla pubblicamente, in maniera esplicita e ufficiale per essere riconosciuti dal Cristo nel giorno in cui si comparirà alla presenza del Padre.
Queste parole del Maestro stimolano la riflessione sulla testimonianza odierna di ciascun credente, chiamato alla professione della propria fede con determinazione e senza paura nella società di oggi, secolarizzata e post-teista; quanto davvero si sia disposti ad insistere difronte alle continue pressioni al silenzio o alle accuse di anacronismo. Si può consapevolmente affermare che nel tempo attuale questa Parola sia provvidenziale e una risposta a ciò che davvero deve animare la vita cristiana non solo dei ministri e dei consacrati, ma di ciascun battezzato.
fra’ Antonio Violante, ofm




