La morte di Giovanni Battista è una notizia davvero tragica, muore il profeta più grande e colui che aveva iniziato l’avvento del nuovo Regno. Ancora una volta il popolo di Dio si sente sconfitto e deluso, oserei dire tradito da Dio: la prepotenza dei capi allora come oggi, genera ingiustizia e morte!
Anche Gesù ne rimane profondamente amareggiato, anche lui avverte un senso di impotenza e sente il bisogno di rispondere ai suoi e nostri Perché?…e allora si allontana in un luogo silenzioso e lontano da tutti. Forse prega, ma non è detto, ma è certo che pensa. Il pensiero non sposta i muri né tanto meno da solo risolve i problemi e i nostri perchè, ma è necessario per sentirsi liberi e decidere in che direzione andare, quali cose concrete da fare per essere fedeli al proprio cuore. Lui decide di tornare in mezzo alla gente e di curare le loro ferite. Decide di non abbandonarli allo smarrimento (cfr. “Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore” Mt 9,36). Decide di trovare saggezza nello stare con loro ascoltandoli e condividendone la “Fame”.
Come facciamo a trovare risposte al dolore senza condividerlo con chi soffre? Come facciamo a capire cosa significhi abbandonare tutto e attraversare il mare della morte pur di avere vita per sé e per un figlioletto che porti tra le braccia e ti scivola in mare e annega? È sempre più facile dire no “io non ho colpa e non voglio avere a che fare con te”, che dire si ” prendimi e mangia, prendimi e abita lì dove io non abito (ogni edificio sfitto pubblico o privato è un furto per chi non ha un tetto). Gesù dice fateli mangiare e date voi stessi come cibo. Dice di più del semplice dagli un pò di pane e qualche pesciolino. Dice condividi la sua fame dandogli te stesso il tuo conforto che viene dal provare la compassione più che dal risolvere un problema di ingiustizia sociale. Lui dirà: Prendimi è il mio corpo, prendimi è il mio sangue…. è la cosa più bella abbracciare Gesù nel suo corpo che è l’uomo/donna che ami o che ti tende le braccia per essere accolto, è la cosa più bella bere la sua vita/sangue facendo ciò che ha fatto lui e pensare ciò che lui ha pensato. Avevamo un “Perché?” da risolvere… forse sta nel toccare e nel farsi toccare?
fra’ Andrea Strefani, ofm




