Il brano delle Beatitudini costituisce il portico d’ingresso del Discorso della Montagna e rappresenta la magna charta del cristianesimo. Leggere questo testo alla luce della solennità di Tutti i Santi ci permette di cogliere le Beatitudini non come un ideale irraggiungibile o un codice etico impossibile, ma come il ritratto vivente di Gesù e, di riflesso, l’album di famiglia di tutti i santi della storia.
Gesù sale sul monte, si siede — assumendo la postura del maestro che insegna — e apre la bocca. Il contrasto con il Sinai è evidente: là Dio dava la Legge scritta su tavole di pietra in mezzo a tuoni e fulmini, mentre qui il Figlio dona la Legge vivente impressa nei tratti del cuore. Le Beatitudini non si presentano come comandi d’autorità, ma come indicazioni di felicità. Non sono precetti pesanti, ma proclamazioni che Dio si china proprio là dove l’uomo sperimenta la fragilità, la povertà e il pianto.
La festa di Tutti i Santi celebra una folla immensa che nessuno può contare. Guardando ai santi attraverso questo testo evangelico, si scopre che la santità non coincide con una perfezione moralistica o con un eroismo titanico, ma con la progressiva somiglianza a Cristo. I poveri in spirito e gli afflitti sono coloro che hanno fatto spazio a Dio, riconoscendo di non bastare a se stessi e affidando interamente al Padre le proprie e altrui ferite. I miti e gli operatori di pace incarnano una forza che non si impone con la violenza, ma disarma il cuore, mostrando la mitezza evangelica che eredita la terra. Gli affamati e assetati di giustizia e i misericordiosi testimoniano che la santità è fame di Dio tradotta in giustizia per i poveri e in tenerezza concreta verso ogni miseria umana. Infine, i puri di cuore e i perseguitati per la giustizia, fino al martirio, sanno mantenere la trasparenza interiore e amare anche nel cuore del buio dell’odio.
La parola greca makarios, tradotta con “beato”, indica una condizione di gioia profonda che non dipende dalle sole circostanze esterne. È la gioia di chi sa di essere amato da Dio e di avere il Regno dei cieli già come eredità. I santi non sono stati uomini e donne privi di problemi, lacrime o tentazioni, ma coloro che hanno lasciato fiorire la beatitudine di Dio nel terreno arido delle proprie povertà, credendo che l’ultima parola sulla vita appartenga alla consolazione e alla misericordia.
Le Beatitudini sono la via che Gesù ha percorso per primo e che rende accessibile a tutti nella vita quotidiana. I santi non appaiono più come campioni lontani o inarrivabili, ma come fratelli e sorelle maggiori che ricordano come la santità sia, in fondo, il volto più autentico, umano e felice dell’esistenza.




